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ArcHistoR
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  This is an Open Access Journal Open Access journal
ISSN (Online) 2384-8898
Published by Università Mediterranea di Reggio Calabria Homepage  [1 journal]
  • Copertina e sommario

    • Authors: Direttivo ArcHistoR
      PubDate: 2022-01-26
       
  • Alessandro Sforza di Santa Fiora e villa Rufina a Frascati: una proposta
           per Giovanni Fontana

    • Authors: Yuri Strozzieri
      Pages: 4 - 37
      Abstract: A metà Cinquecento, con la costruzione della sua villa tuscolana, Alessandro Ruffini inaugurava la lunga serie di ‘delizie’ che in breve resero Frascati un celebre luogo di villeggiatura. Villa Rufina, sorta forse sulla base di un primo progetto di Nanni di Baccio Bigio, nel secolo successivo fu oggetto di un cospicuo intervento che, in forza dell’attribuzione tramandata nella nota incisione di Alessandro Specchi, è stato a lungo ritenuto opera di Francesco Borromini. Nonostante i numerosi studi dedicati al complesso, dalle prime ricerche di Paolo Portoghesi alle monografie più recenti, la fitta processualità architettonica che ha scandito l’esistenza della fabbrica risulta ancora ampiamente lacunosa: incerta è la ricostruzione delle prime fasi edilizie e sconosciute sono le restanti trasformazioni cinquecentesche. Tali presupposti hanno reso inevitabilmente problematica anche la ricostruzione storiografica dell’intervento voluto da Pietro Francesco Falconieri negli anni Sessanta del Seicento. Il presente studio torna a riflettere sulle vicende cinquecentesche della villa alla luce di un disegno finora inedito, che qui si propone quale possibile progetto redatto da Giovanni Fontana per il cardinale Alessandro Sforza di Santa Fiora. Tali acquisizioni, oltre a suggerire nuove ipotesi sul primo impianto del palazzo e ad aggiornare la cronologia della fabbrica, gettano luce sulla complessa figura di Giovanni e ridefiniscono le premesse dell’intervento seicentesco.
      PubDate: 2022-01-26
      DOI: 10.14633/AHR329
       
  • Una arquitectura manierista inédita de Gian Giacomo Palearo Fratino. La
           iglesia de la Purísima Concepción de Melilla (1579-1608)

    • Authors: Antonio Bravo Nieto, Sergio Ramírez González
      Pages: 38 - 69
      Abstract: No resulta habitual poder documentar con precisión un templo manierista que, hasta el momento, no había sido suficimente estudiado y del que se desconocía su filiación. La expansión española a lo largo del Mediterráneo incluyendo muchos ingenieros italianos participaran en la construcción de murallas y ciudades, y tanto el emperador Carlos V como su hijo, el rey Felipe II, contaron con su experiencia y conocimientos.Una de las ciudades norteafricanas con intensa presencia de ingenieros italianos, Melilla, va a ser el lugar donde se erija, a finales del siglo XVI, a nuevo templo por expreso deseo de Felipe II. La persona encargada de realizar la traza no sería otra que el ingeniero mayor del rey, Giacomo Palearo Fratino. Es importante señalar que la tarea de estos ingenieros señía principalmente a la construcción de murallas, baluartes y defensas, mientras que son más excepcionales arquitecturas como la que nos ocupa. En el caso concreto de Fratino es su única iglesia conocida.La filiación del templo italiana la mantiene en nuestros días, al conservarse buena parte de su estructura a pesar de las amplificciones barrocas. Es, por ello, que aparecen referencias a la tratadística italiana del siglo XVI, en los casos de Giacomo Barozzi Vignola o Sebastiano Serlio, que se materializan en el diseño de las portadas o de las arcadas interiores. Todo ello, sin contar el sistema de proporciones matemáticas utilizado en su construcción, de donde está presente el rectángulo áureo.
      PubDate: 2022-01-26
      DOI: 10.14633/AHR330
       
  • Girolamo Rainaldi per il duomo di Milano: il progetto di facciata del 1642
           e alcune precisazioni sul corpus grafico dell'architetto

    • Authors: Antonio Russo
      Pages: 70 - 87
      Abstract: La conoscenza dell’attività di Girolamo Rainaldi (1570-1655) nel nord Italia, e in particolare a Milano, si è nell’ultimo periodo arricchita di dati inediti che vedono l’architetto attivo nella città lombarda per l’annosa questione della conclusione della facciata del Duomo già con un progetto, conservato nella biblioteca Ambrosiana, risalente al 1607 circa.Ora il rinvenimento di un disegno di presentazione con una proposta per la facciata della medesima chiesa, datato e firmato nel 1642, conservato in una collezione privata, permette un ulteriore apporto alla conoscenza dell’attività di Rainaldi a Milano dove afferma di stare nel momento dell’esecuzione del disegno. Nel 1642 vescovo di Milano era il cardinale Cesare Monti, per il quale, nello stesso anno, Girolamo aveva presentato un progetto di trasformazione di un edificio suburbano nella residenza di famiglia dello stesso cardinale. Edificio poi modificato da Francesco Maria Ricchino e oggi, dopo ulteriori trasformazioni settecentesche, sede della biblioteca Sormani. È probabile dunque che sia stato Monti a volere Rainaldi a Milano, facendolo ‘trasferire’ lì da Parma; nel foglio di progetto egli si dichiara infatti architetto dell’ “inclito popolo romano e del serenissimo duca di Parma”.L’occasione del riconoscimento del disegno per la facciata della più grande chiesa lombarda permette nuovamente di comprendere come Girolamo si confronti con un edificio preesistente; in effetti, il suo approccio “ibridante” già espresso nel disegno per la stessa chiesa del 1607 e nel noto foglio con la proposta per la facciata della basilica di San Petronio a Bologna degli anni venti del XVII secolo, trova una conferma nel foglio qui discusso, sebbene in maniera meno esplicita. Conformare il nuovo al preesistente, provando a combinare la maniera “romana” a quella “gotica” è una questione dibattuta da sempre in architettura; comprendere le scelte in tal senso di un architetto del seicento per mezzo dei suoi disegni di progetto è un’occasione di certo interesse che apre nuove prospettive di ricerca futura.L’occasione ha anche permesso di fare alcune precisazioni sul corpus grafico di Rainaldi che confermano le attribuzioni di fogli fatte da chi scrive in precedenti occasioni, e di sciogliere alcuni nodi storiografici sull’attività dell’architetto durante la sua lunga carriera.   
      PubDate: 2022-01-26
      DOI: 10.14633/AHR331
       
  • Gli interventi nell’antica Casa Consistorial di Cartagena dopo il
           terremoto del 1829 nell’area della Vega Baja del Segura e nella Regione
           di Murcia

    • Authors: Federica Scibilia, Vincenzina La Spina
      Pages: 88 - 117
      Abstract: Tra il 21 marzo e il 18 aprile del 1829 si verificò una catastrofica sequenza sismica che ebbe il suo epicentro nell'area della Vega Baja del Segura, nella parte sud-orientale della Spagna. Alcuni centri urbani furono quasi interamente distrutti, mentre altri, come ad esempio Cartagena, registrarono consistenti danni al patrimonio architettonico.La presente ricerca intende approfondire lo studio dei dissesti e dei conseguenti interventi che dopo il sisma del 1829 interessarono l’antica Casa Consistorial della città, un’architettura costruita agli inizi del XVII secolo, quasi del tutto trascurata dagli studi storiografici. Per questo edificio le fonti relazionate al sisma acquistano un importante valore documentale, dal momento che testimoniano l’aspetto della fabbrica prima della sua integrale demolizione (1893) e successiva ricostruzione in forme diverse da quelle originarie.L’indagine, fondata su uno studio incrociato delle fonti bibliografiche (con particolare riferimento a quelle memorialistiche), iconografiche e soprattutto di un’inedita documentazione archivistica, rintracciata principalmente presso l’Archivio Municipale di Cartagena, ha consentito di chiarire i passaggi di una complessa e articolata vicenda, frutto di un processo di trasformazione dell’edificio innescato dal sisma del 1829, che vide il coinvolgimento di diversi architetti e l’elaborazione di più progetti, dei quali rimane testimonianza in alcuni disegni.
      PubDate: 2022-01-26
      DOI: 10.14633/AHR332
       
  • The outer surfaces of the residential buildings designed by Giuseppe
           Terragni. Plasters, stone cladding and prefabricated elements to the test
           of time.

    • Authors: Marta Casanova
      Pages: 118 - 141
      Abstract: Starting from the analysis of the archival and bibliographical documentation and from the direct observation of the buildings, the article analyses the finishing surfaces of the residential buildings designed by Giuseppe Terragni, in order to understand the structural and technological construction choices, the results on site and the changes that such finishes have undergone over time. From 1927 and 1943, Giuseppe Terragni designed and built, alone or in cooperation with other architects (Pietro Lingeri e Alberto Sartoris), nine buildings intended for multi-family dwellings and two single-family villas. For the outer finishes of his architecture works, he experimented different solutions: plaster finishes, stone cladding in large slabs and smaller elements, as well as cladding with prefabricated elements of cement grit. Despite Terragni’s declare wish to create durable finishes which could withstand the effects of the weather, most have undergone modifications and transformations. 
      PubDate: 2022-01-26
      DOI: 10.14633/AHR333
       
  • L’«architettura del territorio» di Aldo Rossi, 1950-1970: per una
           teoria degli «elementi primari»

    • Authors: Beatrice Lampariello
      Pages: 142 - 181
      Abstract: Nell’Italia del secondo dopoguerra, campagna, periferia e territorio sono i soggetti privilegiati di studi e progetti per una radicale rilettura della città che non è più quella storica, ma quella che si diffonde nel paesaggio. Edifici, quartieri e pianificazioni sono concepiti per quella città insieme a nuove interpretazioni capaci di disvelarne struttura e significati.In questo saggio sono analizzati gli studi di Aldo Rossi tra il 1950 e il 1970 su periferia, campagna e territorio. Concentrandosi su aspetti marginalmente trattati dalla critica, sono studiati documenti inediti, disegni, saggi e progetti rivelando come le prime riflessioni di Rossi, diversamente da quanto si possa credere, non siano incentrate sul cuore della città, ma sulle sue parti in continua trasformazione, prive di regolarità e identità. È qui che Rossi indentifica forme e concetti per una interpretazione della città contemporanea dai tratti pittorici: un «corpo inseparabile» costituito da un territorio che comprende campagna con silos, cascine e ville, città con monumenti e periferie, e infrastruttura. Quel territorio è per Rossi superficie astratta su cui troneggiano permanenze vitali, o «elementi primari» secondo le sue parole, siano essi monumenti urbani, emergenze rurali, infrastrutture o città, “solides et durables” come le forme di Paul Cézanne, da cui derivare principi per la fondazione di una nuova architettura.
      PubDate: 2022-01-26
      DOI: 10.14633/AHR334
       
 
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