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ArcHistoR
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  This is an Open Access Journal Open Access journal
ISSN (Online) 2384-8898
Published by Università Mediterranea di Reggio Calabria Homepage  [1 journal]
  • Copertina e sommario

    • Authors: Direttivo ArcHistoR
      PubDate: 2022-07-27
       
  • Dal documento alla conoscenza: la storia costruttiva della cerchiatura
           lignea della cupola di Santa Maria del Fiore

    • Authors: Federica Ottoni, Sofia Celli
      Pages: 6 - 39
      Abstract: L’articolo raccoglie gli esiti della ricerca recentemente eseguita sulla cerchiatura lignea della cupola di Santa Maria del Fiore, elemento ancora poco indagato del capolavoro brunelleschiano. In un percorso combinato tra ricerca d’archivio e confronto con il dato misurato, grazie al recente rilievo laser-scanner eseguito da parte dell’Opera del Duomo di Firenze (studio Scaletti, Firenze) si è tentato di ricostruire la storia di un manufatto peculiare, per materiali e configurazione, che ha accompagnato i dibattiti sulla stabilità della cupola senza mai diventarne protagonista. In un perenne richiamo alla trattatistica storica, il tentativo è stato quello di datare i diversi elementi costruttivi della cerchiatura lignea, completando un percorso di conoscenza sulla cupola rimasto in sospeso per molto tempo. La ricerca, partendo dall’analisi archivistica e dalla lettura di dettagliate note di spesa redatte dalle maestranze, ha tentato di collocare fisicamente i documenti esaminati, cercando di distinguere le tecnologie originali e localizzando gli interventi eseguiti sulla catena nel corso dei secoli, che si traducono in una mappa variegata di giunti e accrocchi, che racconta non solo la storia della catena ma anche quella degli avanzamenti tecnici avvenuti nel frattempo. In particolare, il racconto dell’indagine condotta su uno specifico tra i giunti individuati vuole riaffermare la validità di un metodo di ricerca, che nel monumento trova il primo documento di sè stesso. 
      PubDate: 2022-07-27
      DOI: 10.14633/AHR348
       
  • Vulnerabilità dei beni storico-artistici e loro conservazione. Il caso
           della decorazione absidale nell’ex chiesa di San Nicolò a Ferrara

    • Authors: Francesca Pasqual
      Pages: 40 - 65
      Abstract: La volontà di conservare apparati decorativi appartenenti al patrimonio storico ha stimolato nel recente passato lo sviluppo di approcci alla valutazione della vulnerabilità sismica di oggetti caratterizzati da tali presenze. Il DPCM 9 febbraio 2011[1] risponde a tale esigenza definendo un nuovo stato limite di verifica (SLA) che per sua natura associa per la definizione del rischio diverse competenze in una sorta di expertise interdisciplinare.Molto spesso l’approccio conoscitivo risulta oneroso e difficoltoso per la messa in evidenza della consistenza e dello stato di conservazione degli apparati decorativi, frequentemente occultati da trasformazioni successive.L’articolo è l’esito della ricerca condotta sull’abside dell’ex chiesa di S. Nicolò a Ferrara e vuole dimostrare come l’attento uso delle fonti archivistiche e l’osservazione diretta di tecniche esecutive e di segni di trasformazione possa definire percorsi della conoscenza che non implicano indagini dirette sul manufatto, consentendo una valutazione qualitativa sullo stato di conservazione degli apparati decorativi a supporto di successive verifiche quantitative.
      [1]. Direttiva del presidente del Consiglio dei Ministri 9 febbraio 2011: “Valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale con riferimento alle norme tecniche per le costruzioni di cui al decreto ministeriale 14 gennaio 2008”. 
      PubDate: 2022-07-27
      DOI: 10.14633/AHR349
       
  • Madrid, Simancas e Napoli: sulla circolazione di disegni e scritti di
           architettura militare

    • Authors: Oronzo Brunetti
      Pages: 66 - 95
      Abstract: Nella biblioteca del Palazzo Reale di Madrid si conserva una raccolta di disegni di architettura militare appartenuta al cardinale Antonio Perrenot de Granvelle, viceré di Napoli dal 1571 al 1575; i numerosi disegni costituiscono un quadro sfaccettato della quasi totalità delle difese del sud Italia nella seconda metà del XVI secolo. L’azione di governo di Granvelle coincide con la ripresa del conflitto contro gli Infedeli e, di conseguenza, con la necessità di rendere efficienti e moderne le tante piazzeforti del napoletano. I disegni sono diversi per età, qualità grafica, tecnica, ecc.; essi erano uno strumento di conoscenza di territori, di strutture difensive esistenti, erano inoltre necessari punti di partenza per poter pensare, discutere nuovi progetti.Il principale risultato di questo di questo saggio risiede nell’aver individuato le relazioni che accompagnavano alcuni disegni di Madrid e che sono nell’Archivo General Simancas; aver messo insieme relazioni e disegni fa comprendere i diversi registri attraverso i quali si faceva architettura militare: quello grafico (di più immediata comprensione) e quello scritto (per una conoscenza più articolata). Inoltre, è possibile ricostruire con precisione l’iter progettuale: dalla conoscenza del luogo (fisica, ‘culturale’ e strategica) alle prime proposte, dalla valutazione dei costi, alla discussione del progetto alle istruzioni tecniche per la realizzazione. Tanti erano gli uomini che coinvolti in questo processo: dal viceré ai militari, dal segretario di stato ai governatori delle provincie, dagli architetti e ingegneri fino ai soprastanti dei cantieri; insieme a questi uomini che muovendosi da Napoli a Madrid alle varie città del Regno di Napoli, viaggiavano disegni e relazioni.Questo saggio mette inoltre in relazione i disegni madrileni ad altri simili presenti in varie collezioni europee.
      PubDate: 2022-07-27
      DOI: 10.14633/AHR350
       
  • Ricostruire il paesaggio storico e la memoria dei luoghi. Le opere
           difensive nell’agro meridionale di Cagliari attraverso una relazione
           descrittiva del 1707

    • Authors: Andrea Pirinu, Marcello Schirru
      Pages: 96 - 127
      Abstract: Il 1 agosto 1707, il Consiglio Patrimoniale del Regno di Sardegna approva i contenuti della relazione redatta da don Manuel Bellejo, principe di Tapia, riguardante gli interventi da realizzarsi nelle opere difensive a meridione di Cagliari. La cosiddetta Guerra di Successione al Trono di Spagna, combattuta per terra, per mare e su più continenti, mette a dura prova il comparto militare dei vari stati; le città portuali assumono importanza strategica, come testimoniano gli investimenti destinati anche alle piazzeforti del regno sardo.Il pericolo di invasione della Sardegna traspare con chiarezza dalla relazione di don Manuel, il quale individua nel territorio compreso tra il promontorio di Sant’Elia e il quartiere Villanova un punto nevralgico di Cagliari. Con un ideale ‘volo d’uccello’, Bellejo accompagna il lettore attraverso i presidi antisbarco, inanellando luoghi, emergenze naturali, percorsi ed illustrando le opere difensive ispezionate o da realizzare. La dovizia di dettagli consente di ricollocare gli antichi presidi sulla cartografia storica e attuale e di ricostruire la conformazione del territorio. A tal fine, sono di fondamentale ausilio le mappe e i progetti militari prodotti tra Sei e Settecento. Il confronto tra le cartografie antiche e le aerofotogrammetrie attuali fornisce solidi strumenti per lo studio del documento, il quale apre una interessante finestra sulla Cagliari dell’epoca: una breve, ma intensa fase storica che precede, di poco, le grandi trasformazioni di epoca sabauda.
      PubDate: 2022-07-27
      DOI: 10.14633/AHR351
       
  • Vignola e dintorni. Su un disegno inedito per la cappella Pepoli in San
           Domenico a Bologna

    • Authors: Maurizio Ricci
      Pages: 128 - 161
      Abstract: Luigi Breventani (1847-1906), insigne studioso di canonistica, archeologia e topografia medievale bolognesi, raccolse una serie di disegni, in gran parte di argomento architettonico, provenienti probabilmente dalla collezione dell’erudito Marcello Oretti (1714-1787). Breventani li riferì all’architetto Pietro Fiorini (Bologna, 1539-1629).Nella raccolta compaiono però anche fogli che, per la calligrafia con la quale sono vergate scritte e misure, per il ductus e per i contenuti, non possono essere autografi di Fiorini. Uno di questi presenta la pianta e la sezione trasversale con il prospetto di un’ampia cappella misurata in piedi bolognesi.L’analisi dimensionale e formale permette di identificare nel disegno un irrealizzato progetto per la cappella Pepoli in San Domenico a Bologna, innalzata dal 1551, fondendo elementi medievali e rinascimentali, dall’architetto Antonio Morandi, che nel 1550 aveva soppiantato Vignola nel cantiere della basilica petroniana.Probabilmente Filippo Pepoli, Presidente della Fabbriceria e appartenente ad una delle più influenti famiglie cittadine, aveva dapprima conferito l’incarico per la cappella al modenese, revocandoglielo in seguito, per ragioni di opportunità, dopo il suo licenziamento (1550).Il progetto di cappella, una delle poche opere degli anni Quaranta che possono essere attribuite a Vignola, mostra la riuscita fusione di fonti antiche e moderne, anticipando la ricerca sugli spazi ecclesiastici a matrice centrale che l’architetto svilupperà più tardi nelle opere romane.
      PubDate: 2022-07-27
      DOI: 10.14633/AHR352
       
  • Il Manifesto di una moderna architettura religiosa. La cappella di
           montagna di Alberto Sartoris a Lourtier

    • Authors: Cinzia Gavello
      Pages: 162 - 177
      Abstract: La realizzazione dello spazio sacro rappresenta un unicum nella carriera di Alberto Sartoris e, allo stesso tempo, si mantiene strettamente interrelato alle sue riflessioni sull'organismo architettonico durante tutta la sua lunga attività accademica e professionale. In questo senso, le vicende legate alla realizzazione della Chapelle de Notre-Dame du Bon-Conseil, costruita a Lourtier, in Svizzera, nel 1932, sono una preziosa testimonianza della coerente applicazione da parte di Sartoris dei principi costruttivi e morali legati all'architettura funzionale, di cui egli stesso è tenace assertore fin dai primi anni trenta del Novecento. Appena terminato, l’edificio è al centro di una feroce polemica, poiché giudicato scandaloso e accusato di bolscevismo dalla critica dell'epoca.Rinunciando a gran parte delle teorie ferocemente sostenute da Sartoris, la cappella subisce una radicale trasformazione nel corso degli anni cinquanta e sessanta, alla ricerca di quello che è stato più volte erroneamente definito come un mero “abbellimento architettonico”. Lo scopo di questo studio è mettere in evidenza l'attività del Sartoris-progettista attraverso lo studio delle vicende legate alla realizzazione di quel Manifesto dell'architettura religiosa moderna, nato in un contesto montano, quello di Lourtier, non lontano dal luogo in cui Sartoris è cresciuto e ha vissuto fino alla sua morte
      PubDate: 2022-07-27
      DOI: 10.14633/AHR353
       
  • La dimensione sociale del riuso del patrimonio architettonico. Riflessioni
           teoriche a partire da un caso studio in Campania

    • Authors: Marco Rossitti, Annunziata Maria Oteri, Michele Sarnataro, Francesca Torrieri
      Pages: 178 - 211
      Abstract: Negli ultimi decenni, la crescente preoccupazione circa gli effetti del consumo di suolo, unita a una maggiore consapevolezza nei confronti del ruolo del patrimonio culturale per uno sviluppo territoriale sostenibile, hanno spinto ad assegnare una crescente importanza al tema del riuso del patrimonio architettonico. Tuttavia, la complessità delle scelte di riuso richiede la definizione di strumenti opportuni che, muovendo da una profonda conoscenza del bene oggetto di studio, siano in grado di supportare la definizione e la valutazione di alternative di riuso. Inoltre, come suggerito dai documenti ufficiali in materia di conservazione del patrimonio, la complessità del tema richiede una necessaria apertura alla dimensione sociale nelle decisioni per il riuso. Sulla scorta di tali premesse, il presente contributo mira a approfondire la questione del riuso del patrimonio architettonico attraverso l’adozione di una duplice prospettiva: teorica e metodologica. Nello specifico, esso muove da riflessioni di carattere teorico sul tema del riuso, riprese dal dibattito scientifico in materia di conservazione. Esse, infatti, costituiscono la lente attraverso cui analizzare le diverse metodologie definite per la valutazione di progetti di riuso alternativi, dando rilievo all’impatto sociale degli stessi. Le precedenti riflessioni sono maggiormente messe a fuoco attraverso un caso studio, identificato nella scelta della alternativa di riuso più idonea per il monastero del Ritiro del Carmine in Mugnano di Napoli, in Campania. Infine, le implicazioni di un simile approccio al tema del riuso sono discusse, mettendone in evidenza il ruolo strategico per la conservazione del patrimonio, nonché i margini di miglioramento.
      PubDate: 2022-07-27
      DOI: 10.14633/AHR354
       
 
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