A  B  C  D  E  F  G  H  I  J  K  L  M  N  O  P  Q  R  S  T  U  V  W  X  Y  Z  

  Subjects -> PHILOSOPHY (Total: 762 journals)
The end of the list has been reached or no journals were found for your choice.
Similar Journals
Journal Cover
Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia
Number of Followers: 0  

  This is an Open Access Journal Open Access journal
ISSN (Print) 2039-4667 - ISSN (Online) 2239-2629
Published by Mimesis Edizioni Homepage  [3 journals]
  • Creativity as an information-based process

    • Authors: Nicola De Pisapia, Clara Rastelli
      Pages: 1 - 18
      Abstract: Abstract: Creativity, mostly ignored in Western philosophy due to its supposed mysteriousness, has recently become a respected research topic in psychology, neuroscience, and artificial intelligence. We discuss how in science the approach has mainly been to describe creativity as an information-based process, coherently with a computational view of the human mind started with the cognitive revolution. This view has produced progressively convincing models of creativity, up to current artificial neural network systems, vaguely inspired by biological neural processing, but already competing with human creativity in several fields. These successes suggest that creativity might not be an exclusively human function, but actually a way of functioning of any natural or artificial system implementing the creative process. We conclude by acknowledging that the information-based view of creativity has tremendous explanatory and generative power, but we propose a thought experiment to start discussing how it actually leaves out the experiential side of being creative.Keywords:  Creative Cognition; Cognitive Neuroscience; Computational Creativity; Generative Algorithms; Cognitive Science La creatività come processo basato sull’informazioneRiassunto: La creatività, spesso ignorata dalla filosofia occidentale per la sua presunta oscurità, in tempi recenti è diventata un rispettabile oggetto di ricerca per la psicologia, la neuroscienza e l’intelligenza artificiale. Vogliamo illustrare il modo in cui lo sguardo scientifico sia rivolto prevalentemente a considerare la creatività come processo information-based, coerentemente con la prospettiva computazionale sulla mente umana aperta dalla rivoluzione cognitiva. Questa prospettiva ha prodotto modelli della creatività sempre più convincenti, fino agli attuali sistemi di reti neurali artificiali, vagamente inspirati al processamento biologico neurale, ma già competitivi rispetto alla creatività umana in molti ambiti. Questi successi suggeriscono che la creatività possa non essere una funzione esclusivamente umana ma in effetti un modo di funzionare di un sistema naturale o artificiale capace di implementare il processo creativo. In conclusione, pur riconoscendo come il considerare la creatività come processo information-based possieda grande potere esplicativo e generativo, proporremo un esperimento mentale per aprire una discussione sul come questa prospettiva non copra in effetti il lato esperienziale dell’essere creativo.Parole chiave: Cognizione creativa; Neuroscienza cognitiva; Creatività computazionale; Algoritmi generativi; Scienza cognitiva
      PubDate: 2022-04-30
      DOI: 10.4453/rifp.2022.0001
      Issue No: Vol. 13, No. 1 (2022)
       
  • The distinction between conscious and unconscious cognition in David R.
           Shanks’s work: A critical assessment

    • Authors: Giuseppe Lo Dico
      Pages: 19 - 30
      Abstract: Abstract The notion of unconscious finds support in many experimental studies that use the dissociation method. This method allows us to distinguish between conscious and unconscious mental states when participants cannot explain why they performed as they did in an experiment. The paper will discuss the notion of unconscious by considering David R. Shanks’ criticisms of the application of the dissociation method: it will assess three studies Shanks proposes as reexaminations of three other relevant studies in the literature and show how Shanks’ work provides an examination of the methodological pitfalls of such studies. The paper will argue that, although Shanks’s results are relevant regarding theories about the structure of cognition, his theoretical positions are at best confused and at worst diminish the importance of his research outcomes. It will conclude by showing why Shanks’s results that legitimize the role of consciousness in cognition can be problematic for the physicalistic or materialistic framework endorsed by cognitive psychologists.Keywords: Dissociation Method; Dual-process Theories; Cognitive Psychology; Consciousness; Unconscious La distinzione tra cognizione conscia e inconscia nell’opera di D.R. Schanks: una valutazione criticaRiassunto: La nozione di inconscio trova supporto in vari studi sperimentali che utilizzano il metodo della dissociazione. Secondo la letteratura cognitivista questo metodo permette di distinguere tra stati mentali consci e inconsci quando i partecipanti non sono in grado di riportare verbalmente il perché si sono comportati in un certo modo durante l’esecuzione di un compito sperimentale. Il presente articolo discute la nozione di inconscio in relazione alle critiche di David R. Shanks all’applicazione del metodo della dissociazione. Più precisamente, esso valuta tre studi che Shanks propone come repliche e rivalutazioni di altrettante ricerche a favore della cognizione inconscia e mostra l’autore riesca con successo a metterne in luce le carenze metodologiche. Inoltre, sostiene anche che, sebbene i risultati sperimentali di Shanks siano importanti per le teorie sulla struttura della cognizione, le sue posizioni teoriche sono quantomeno confuse e rischiano di ridimensionare la portata delle sue conclusioni empiriche e metodologiche. L’articolo conclude mostrando le ragioni per cui i risultati di Shanks, che legittimano il ruolo della coscienza nella cognizione, siano controversi in quanto adottano una posizione filosofica fisicalistica o materialistica comune alla maggioranza degli psicologi cognitivi.Parole chiave: Metodo della dissociazione; Teorie del doppio processo; Psicologia cognitiva; Coscienza; Inconscio
      PubDate: 2022-04-30
      DOI: 10.4453/rifp.2022.0002
      Issue No: Vol. 13, No. 1 (2022)
       
  • Are moral intuitions intellectual perceptions'

    • Authors: Dario Cecchini
      Pages: 31 - 40
      Abstract: Abstract: This paper discusses an influential view of moral intuition, according to which moral intuition is a kind of intellectual perception. The core claim of this quasi-perceptualist theory is that intuitions are like perceptual experiences in presenting propositions as true. In this work, it is argued that quasi-perceptualism is explanatorily superfluous in the moral domain: there is no need to postulate a sui generis quasi-perceptual mental state to account for moral intuition since rival theories can explain the salient mental features of moral intuition. The essay is structured into three main sections. In a first one, I introduce the quasi-perceptualist view of moral intuition. In the second, I show that ordinary accounts can explain the salient psychological features of moral intuition without referring to intellectual perceptions. Finally, in the third section, I discuss whether moral intuitions have presentational phenomenology like perceptual experiences.Keywords: Moral Intuition; Quasi-perceptualism; Moral Intuitionism; Perceptual Experiences; Psychological Plausibility Le intuizioni morali sono percezioni intellettuali'Riassunto: Questo articolo tratta di un’importante prospettiva sull’intuizione morale, secondo la quale l’intuizione morale stessa sarebbe un tipo di percezione intellettuale. La tesi centrale di questa teoria quasi-percettualista afferma che le intuizioni sono simili a esperienze percettive in relazione al fatto che esse presentano proposizioni come vere. In questo lavoro si sostiene che il quasi-percettualismo sia esplicativamente superfluo in ambito morale: non c’è bisogno di postulare uno stato mentale sui generis di tipo quasi-percettivo per rendere ragione dell’intuizione morale, dal momento che le teorie rivali sono in condizione di spiegare le proprietà mentali salienti dell’intuizione morale. Questo articolo è organizzato in tre sezioni principali in una prima introdurrò la prospettiva quasi-percettualista sull’intuizione morale. Nella seconda mostrerò che le descrizioni ordinarie possono spiegare le proprietà psicologiche salienti dell’intuizione morale senza far riferimento alle percezioni intellettuali. Infine, in una terza sezione, discuterò se le intuizioni morali possiedano una fenomenologia presentativa come le esperienze percettive.Parole chiave: Intuizione morale; Quasi-percettivismo; Intuizionismo morale; Esperienze percettive; Plausibilità psicologica
      PubDate: 2022-04-30
      DOI: 10.4453/rifp.2022.0003
      Issue No: Vol. 13, No. 1 (2022)
       
  • Corpo funzionale e corpo senziente. La tesi forte del carattere incarnato
           della mente in fenomenologia

    • Authors: Andrea Pace Giannotta
      Pages: 41 - 56
      Abstract: Riassunto: In questo lavoro distinguo tra due versioni della tesi del carattere incarnato della mente: “debole” e “forte”. Secondo la versione debole, il possesso di stati mentali presuppone l’esistenza di un corpo che si muove ed agisce nell’ambiente, ossia un corpo funzionale. Secondo la versione forte, invece, il possesso di stati mentali presuppone l’esistenza di un corpo non solo funzionale ma anche senziente, ossia: il corpo come sede della sensibilità o coscienza fenomenica. Sostengo che alcuni approcci all’interno della “scienza cognitiva incarnata” implicano la forma debole di embodiment: la robotica di Brooks, l’enattivismo sensomotorio di Noë e O’Regan e l’enattivismo radicale di Hutto e Myin. In contrapposizione a queste prospettive, e basandomi sull’analisi fenomenologica della corporeità vivente e vissuta, difendo la forma forte di embodiment, secondo cui la mente si fonda essenzialmente sul corpo funzionale e senziente.Parole chiave: Fenomenologia; Embodiment; Coscienza fenomenica; Enattivismo; Qualità sensibili Functional body and sentient body. The strong view on the embodied mind in phenomenologyAbstract: In this paper, I draw a distinction between weak and strong versions of the “embodiment thesis”. The weak version claims that mental states are grounded in a body that moves and acts in the environment, i.e., a functional body. The strong version claims that mental states are grounded in a body that is not only functional but also sentient, i.e., a body that is the locus of sensibility or phenomenal consciousness. I argue that some approaches within the “new embodied cognitive science” – Brooks’ robotics, Noë’s and O’Regan’s sensorimotor enactivism, Hutto’s and Myin’s radical enactivism – imply a weak version of the embodiment thesis. In contrast, by drawing on a phenomenological analysis of living and lived corporeality, I argue for the strong version, which claims that the mind is essentially grounded in the functional and sentient body.Keywords: Phenomenology; Embodiment; Phenomenal Consciousness; Enactivism; Sensible Qualities
      PubDate: 2022-04-30
      DOI: 10.4453/rifp.2022.0004
      Issue No: Vol. 13, No. 1 (2022)
       
  • Fragilità, credibilità, controfattuale

    • Authors: Enrico Ripamonti, Piero Quatto, Donata Marasini
      Pages: 57 - 65
      Abstract: Riassunto: Nell’ultimo decennio il p-value è stato sottoposto a notevoli critiche soprattutto per l’uso che se ne fa per raggiungere una conclusione dicotomica circa la significatività del risultato sperimentale (significativo o non significativo). Pertanto, da una parte il p-value è stato sostituito con approcci differenti, dall’altra è stato affiancato da alcune procedure diagnostiche, tra le quali figurano la fragilità e la credibilità, che hanno il compito di rafforzare o meno la conclusione. La fragilità e l’indice che la misura presentano aspetti di debolezza metodologica. D’altro canto, l’indice di credibilità sembra idoneo per dare o meno supporto alla conclusione e per rafforzare o sostituire l’indice di fragilità, dato che misura la credibilità del risultato osservato quantificando l’informazione a priori necessaria per ribaltare il risultato stesso. Il particolare meccanismo delle due procedure, che si fonda su quanto dovrebbe accadere per cambiare la conclusione, suggerisce di inserire le medesime nella prospettiva controfattuale considerandole come nuovi strumenti per la sua misura quantitativa. In questo contributo si presenta questa prospettiva, con particolare riferimento al campo applicativo delle scienze psicologiche.Parole chiave: p-value; Indice di fragilità; Distribuzioni a priori; Indice di credibilità; Prospettiva controfattuale  Fragility, credibility and counterfactualityAbstract: In the last decade, scientific reliance on p-values, especially when used to determine in a dichotomic manner whether a scientific result is significant or not, has been strongly criticized. As a consequence, p-values are sometimes replaced by other statistical tools, or supplemented by complementary procedures such as tests for fragility and credibility, which lend further support or challenge the conclusion. The fragility index presents some methodological weaknesses of its own. The credibility index proposed in the literature seems to provide a particularly useful supplement for p-values as well as for the fragility index, considering that it assesses the reliability of the result obtained by quantifying the a priori information needed to overturn the result. Both procedures rely on what would need to happen in order to modify the conclusion. This suggests that they can be considered as valuable new tools for quantitative measurement within a counterfactual framework. In our contribution we present this perspective, with reference to the psychological sciences.Keywords: p-value; Fragility Index; Priors/Posteriors; Credibility Index; Counterfactual Perspective
      PubDate: 2022-04-30
      DOI: 10.4453/rifp.2022.0005
      Issue No: Vol. 13, No. 1 (2022)
       
  • L’intelligenza tra generalità, integrazione e controllo
           cognitivo

    • Authors: Davide Serpico
      Pages: 66 - 71
      Abstract: Riassunto: In che modo il nostro cervello è in grado di produrre quel tipo di comportamento flessibile e volto a specifici scopi che chiamiamo intelligenza' Le differenze cognitive tra individui sono dovute a una varietà di abilità mentali o a una sola' Questo articolo discute gli elementi centrali della teoria dell’intelligenza generale proposta da John Duncan nel volume How intelligence happens, tradotto recentemente in italiano (a cura di F. Pavani) e corredato da un capitolo conclusivo inedito. Prendendo le mosse dalla ricerca di Charles Spearman sull’intelligenza generale e sui test d’intelligenza, Duncan caratterizza l’intelligenza nei termini di integrazione e controllo cognitivo. I dati neuroscientifici raccolti da Duncan suggeriscono che questi aspetti chiave del comportamento intelligente siano realizzati da un circuito cerebrale, chiamato multiple-demand system, in grado di scomporre problemi complessi in sotto-problemi più semplici e integrare informazioni da varie aree del cervello.Parole chiave: Intelligenza generale; Fattore g; Molteplici positività; Multiple-demand System  Intelligence as generality, integration, and cognitive control Abstract: How does our brain generate that sort of flexible and goal-directed behaviour that we call intelligence' Are individual differences in intelligence due to a variety of cognitive abilities or do they depend on one single mental ability' In this commentary, I revise and critically assess the key elements of John Duncan’s theory of general intelligence presented in the popular-science book How intelligence happens, recently translated into Italian and edited by F. Pavani, with a new final chapter. Starting from Charles Spearman’s research on a general intelligence factor and psychometric tests, Duncan advances a theory that characterises intelligence in terms of integration and cognitive control. Neuropsychological and neuroimaging data suggest that such key aspects of intelligent behaviour are realised by a brain network called a multiple-demand system, which is capable of decomposing complex problems into simpler sub-problems and then integrating information from different brain areas.Keywords: General Intelligence; G Factor; Positive Manifold; Multiple-Demand System
      PubDate: 2022-04-30
      DOI: 10.4453/rifp.2022.0006
      Issue No: Vol. 13, No. 1 (2022)
       
  • Towards an ethoanthropology

    • Authors: Alberto Giovanni Biuso
      Pages: 72 - 78
      Abstract: Abstract In this paper, I propose we replace the anthropocentric paradigm with an ethoanthropological one that can account for the fact that the human being is just a part of the world and of “nature”. Theoretical reflection and recent findings in the natural sciences confirm that ancient anthropocentric dualisms – the ancient body/soul, and res extensa/res cogitans divide – are obsolete. Here I argue that the human being is a bodymind continuum (an embodied mind), comprising action, experience, nurture, and culture. To develop a broader and at the same time more specific science of man is possible only on the condition that we give up the anthropocentric view and replace it with an ethoanthropology. This would also provide compelling reasons to forego harmful experimentation and exploitation of other animal species, including animal biotechnology.Keywords: Anthropology; Biotechnology; Ethology; Nurture; Culture Per una etoantropologiaRiassunto: In questo articolo si avanza la proposta di rimpiazzare il paradigma antropocentrico con un paradigma etoantropologico rivolto a ricomprendere dell’essere umano all’interno del mondo e all’interno della “natura”. La riflessione teorica e le scienze naturali confermano che l’antico dualismo antropocentrico – l’antico dualismo tra corpo e mente, tra res extensa e res cogitans – è semplicemente obsoleto. L’essere umano è un continuum di corpomente (una mente incarnata), azione, esperienza, educazione e cultura. Sviluppare una scienza dell’uomo che sia più ampia ed al contempo più precisa è possibile a patto di superare il provincialismo antropocentrico e di sostituirlo con una etnoantropologia. Questa potrebbe fornirci delle ragioni forti per rinunciare alle pratiche più distruttive operate sugli animali, comprese quelle biotecnologiche.Parole chiave: Antropologia; Biotecnologia; Etologia; Educazione; Cultura
      PubDate: 2022-04-30
      DOI: 10.4453/rifp.2022.0007
      Issue No: Vol. 13, No. 1 (2022)
       
  • Recensione di P. Campeggiani, Introduzione alla filosofia delle emozioni

    • Authors: Paola Giacomoni
      Pages: 79 - 81
      PubDate: 2022-04-30
      DOI: 10.4453/rifp.2022.0008
      Issue No: Vol. 13, No. 1 (2022)
       
 
JournalTOCs
School of Mathematical and Computer Sciences
Heriot-Watt University
Edinburgh, EH14 4AS, UK
Email: journaltocs@hw.ac.uk
Tel: +00 44 (0)131 4513762
 


Your IP address: 3.238.225.8
 
Home (Search)
API
About JournalTOCs
News (blog, publications)
JournalTOCs on Twitter   JournalTOCs on Facebook

JournalTOCs © 2009-