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ISSN (Print) 1974-7985 - ISSN (Online) 1974-7985
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  • Rituali in grotta sotto la lente d’ingrandimento: risorse metodologiche
           per rilevare l’unicità nel sito della media età del Bronzo di Grotta
           di Pastena

    • Authors: Mario Federico Rolfo, Francesca Cortese, Katia Francesca Achino, Maurizio Gatta, Leonardo Salari, Letizia Silvestri
      Pages: 1 - 14
      Abstract: La Grotta di Pastena è una delle spettacolari grotte localizzate nel centro Italia. Il deposito archeologico più promettente e maggiormente preservato è stato rinvenuto nella Grotticella W2 (GW2), una piccola camera che si apre in un settore della grotta complicato da raggiungere. L’area è datata alla Media Età del Bronzo ed è caratterizzata da diverse caratteristiche antropiche, manufatti e materiali biologici, suggerendo un utilizzo rituale della grotta. Lo scopo del presente lavoro consiste in una ricostruzione del processo di formazione del deposito e delle attività umane che hanno avuto luogo in quest’area, attraverso un approccio multivariato, basato su un’analisi critica della stratigrafia relativa al deposito di GW2, sull’utilizzo di datazioni al radiocarbonio e di un approccio analitico di tipo archeologico e bioarcheologico. Le tracce riconducibili allo svolgimento di rituali sono state confrontate con quelle individuate in altri contesti italiani ed europei coevi, con lo scopo di corroborare le interpretazioni proposte e di fornire una più puntuale definizione di grotte rituali, troppo spesso generica. Grotticella W2 sembra essere stata utilizzata come un luogo di sepoltura primaria, successivamente impiegato come ambiente rituale per le attività di culto legate al ciclo della vita e della morte.
      PubDate: 2022-02-08
      DOI: 10.6092/issn.1974-7985/14323
      Issue No: Vol. 14 (2022)
       
  • La matrice in terracotta e il pugnale in bronzo della Grotta dei Baffoni
           (Genga-AN): analisi, riproduzione e interpretazione

    • Authors: Gaia Pignocchi, Marcello Cabibbo, Mauro Fiorentini, Alessandro Montanari
      Pages: 15 - 44
      Abstract: La recente revisione della sequenza stratigrafica e dei materiali degli scavi Radmilli 1952-1954 alla Grotta dei Baffoni di Genga ha interessato anche un particolare reperto, un blocco di terracotta con un incavo di forma subtrapezoidale già identificato da Radmilli come una forma di terracotta per fondere, che ha la particolarità di contenere sulla superficie alcune gocce metalliche. Si tratta di un unicum, sia per quanto riguarda la tipologia sia per quanto riguarda i dati da esso ottenuti, che consente di far luce su alcuni aspetti legati alla prima metallurgia del rame in Italia. La forma di terracotta fu rinvenuta nella campagna di scavo del 1954, allargando la trincea B aperta nel 1952, in un taglio non specificato del deposito antropico inferiore, da -2,30 a -2,80 m (livello E), che, stando alla stratigrafia pubblicata da Radmilli, comprende i tagli dal XV al XVII, in parte databili, sulla base delle recenti analisi radiocarboniche dei reperti osteologici, all’Eneolitico antico, tra 3640 e 3430 cal BC. In questa sede si esporranno i risultati ottenuti dalla replica della forma di terracotta che ha consentito di verificarne la funzione come stampo per ricavare piccoli lingotti di metallo. Le analisi sistematiche quantometriche effettuate su una delle gocce presenti sulla superficie hanno inoltre portato a determinare che il composto metallico è formato fino a un massimo del 92% di rame (Cu) e per una quantità di zinco (Zn) tra 8 e 12 %. Sono state rilevate, inoltre, anche sporadiche tracce di argento (Ag). Un composto di rame e zinco, ma non una lega, dunque non frutto di alligazione intenzionale, che sembra essere derivato dal processo di fusione di un minerale a solfuri misti (Fahlerz) come tetraedrite-(Zn) e tennantite-(Zn), avvenuto ad opera di un metallurgo che ha utilizzato la Grotta dei Baffoni come officina in un periodo che possiamo circoscrivere tra l’antica età del Rame e la prima età del Bronzo. L’interpretazione delle analisi e le considerazioni sulla prima metallurgia del rame in Italia sembrano confermare tale attribuzione cronologica. La sperimentazione ha inoltre riguardato anche il pugnale di bronzo per verificare un’eventuale relazione con la matrice di fusione, sebbene provenienti da quote molto differenti.
      PubDate: 2022-02-08
      DOI: 10.6092/issn.1974-7985/14325
      Issue No: Vol. 14 (2022)
       
  • Il perché del Workshop

    • Authors: Florencia Debandi, Agostino Sotgia
      Pages: 45 - 46
      Abstract: Gli organizzatori del workshop, da anni, hanno condotto ricerche sul tema del paesaggio agrario e sui metodi di gestione delle risorse tra le comunità protostoriche. Il confronto e la convergenza su alcune tematiche hanno motivato la necessità di pianificare un seminario coinvolgendo altri studiosi. In questa breve introduzione sono riassunte le ragioni del workshop e le modalità che hanno portato a breve distanza di tempo anche all'edizione dei contributi in questa sede.
      PubDate: 2022-02-08
      DOI: 10.6092/issn.1974-7985/14332
      Issue No: Vol. 14 (2022)
       
  • Le origini della civiltà contadina. Preistoria della conoscenza delle
           risorse di un territorio in una prospettiva di continuità, surplus e
           prosperità

    • Authors: Maurizio Cattani
      Pages: 47 - 58
      Abstract: Una breve presentazione degli studi sul popolamento e sull’economia nell’età dei metalli in Italia introduce l’approfondimento dedicato alle trasformazioni avvenute nel III e II millennio a.C. e a delineare il rapporto tra uomo e paesaggio. L’emergere di villaggi stabili e di lunga durata invita ad individuare quali fossero i presupposti nel controllo e nella programmazione delle risorse necessarie alla sussistenza di comunità che divennero sempre più numerose e con una produzione ben organizzata. La proposta di individuare uno stile di vita che riporta alle radici della civiltà contadina almeno a partire dall’età del Bronzo, si basa sulla piena consapevolezza di saperi e tecniche nella gestione di forze e di relazioni tra uomo e piante o animali. Questa visione pone le basi per verificare nella documentazione archeologica le possibili linee di ricerca. Il quadro che si può ottenere serve, inoltre, a focalizzare ambiti interdisciplinari in cui metodi di analisi e di ricostruzione dei sistemi di gestione indicano le prospettive di ricerca negli studi economici, demografici e sociali. I punti selezionati ed espressi in forma di schemi e mappe concettuali serviranno ai successivi momenti della discussione e a identificare quali metodi, strumenti e ragionamenti possano essere più utili nel definire la ricostruzione storica e le molteplici possibili varianti. 
      PubDate: 2022-02-08
      DOI: 10.6092/issn.1974-7985/14333
      Issue No: Vol. 14 (2022)
       
  • Agricoltura e gestione del territorio nell’età del Rame dei Lessini
           occidentali: lavori in corso nel sito di Colombare di Villa (Negrar di
           Valpolicella, VR)

    • Authors: Umberto Tecchiati, Paola Salzani, Marica Orioli, Anna Maria Mercuri, Sahra Talamo, Cristiano Nicosia, Alfonsina Amato, Sara Casati, Silvia Cercatillo, Assunta Florenzano, Erika Palmisano, Dragana Paleček, Barbara Proserpio, Cristiano Putzolu, Eleonora Rattighieri, Chiara Reggio
      Pages: 59 - 74
      Abstract: Il sito delle Colombare di Negrar di Valpolicella, oggetto di ricerche all'inizio degli anni Cinquanta del secolo scorso, è ora al centro di un progetto di indagini archeologiche e paleoambientali a cura dell'Università degli Studi di Milano e della Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza. La documentazione archeologica finora disponibile indica che il sito fu occupato nel Neolitico recente e proseguì, apparentemente senza soluzione di continuità, fino alla tarda età del Bronzo. La sua fondazione si inserisce con ogni probabilità nel quadro di attività sistematiche di estrazione, lavorazione ed esportazione della pregiata selce dei Lessini occidentali, ma la sua lunga durata implica un radicamento nel territorio di carattere in senso lato agricolo. Una metodologia di indagine rigorosamente interdisciplinare è orientata allo studio delle relazioni tra la comunità stanziata alle Colombare e il territorio circostante, e si avvale del contributo di numerosi istituti di ricerca. Particolarmente importanti in questo contesto di studi sono i risultati degli studi pollinici e archeobotanici che evidenziano una economia agricola relativamente sviluppata, con tracce di cerealicoltura e attività di raccolta di frutti spontanei. Tra questi risultano particolarmente importanti la vite e il nocciolo, specie che dovevano essere presenti nel sito e probabilmente accudite e preservate in quanto sistematicamente utilizzate per l'alimentazione umana. Le datazioni radiocarboniche documentano, a partire dagli ultimi secoli del quinto millennio avanti Cristo, una riduzione delle specie arboree a vantaggio delle specie erbacee, interpretabile come effetto di estesi fenomeni di disboscamento. I dati archeozoologici, per quanto sostanzialmente inaffidabili dal punto di vista funzionale e del dettaglio cronologico, segnalano una prevalenza di animali domestici, tra cui spiccano grandi bovini tipicamente neolitici e attività di caccia specialmente a carico dei grandi ungulati di habitat forestale. I dati di estremo dettaglio derivanti dalle ricerche paleoambientali alle Colombare di Negrar consentono alcune considerazioni sulla costruzione del paesaggio agrario in area alpina e prealpina durante la preistoria recente e la protostoria, e sulle sue peculiarità rispetto al meglio noto ambito Padano.
      PubDate: 2022-02-08
      DOI: 10.6092/issn.1974-7985/14335
      Issue No: Vol. 14 (2022)
       
  • Costi e benefici degli animali. Metodi per le stime produttive e gestione
           dell’allevamento nell’età del Bronzo: il caso del villaggio di via
           Ordiere a Solarolo (RA)

    • Authors: Florencia Debandi, Elena Maini
      Pages: 75 - 122
      Abstract: Il presente lavoro ha come obiettivo la ricostruzione di una stima ipotetica del numero di animali domestici che un villaggio dell’età del Bronzo dell’Italia settentrionale poteva sostenere nell’arco di un determinato periodo di tempo. A tale scopo, si è deciso di analizzare nello specifico un campione selezionato di faune provenienti da due distinte aree dell’abitato di via Ordiere a Solarolo (RA), una prettamente insediativa e una marginale all’insediamento, entrambe riferibili alla fase di Bronzo Medio 2. Il ristretto arco temporale (circoscritto a circa 100 anni di vita dell’insediamento) è stato diviso in quattro sottofasi di 25 anni ciascuna. L’analisi di tali sottofasi ha fornito, non solo un termine di osservazione puntuale del dato faunistico utile alla deduzione del numero minimo degli individui (NMI) abbattuti per ogni specie, ma anche la base per le proiezioni dei dati sull’intero nucleo insediativo. Dall’indagine condotta sono emerse forme di sfruttamento diversificate delle diverse specie domestiche (buoi, pecore, capre e maiali) che hanno permesso di ipotizzare il ruolo e l’importanza che le diverse risorse domestiche avevano nell’economia locale, sia in termini di produttività e costi che di impatto sulla gestione del territorio. Tramite le proiezioni dei dati è stato, infatti, possibile ottenere il presunto numero di animali viventi contemporaneamente nell’abitato e attraverso una simulazione ipotizzare la capacità produttiva del territorio sulla base della sua estensione e destinazione d’uso. È stato, dunque, proposto un approccio metodologico destinato a fornire informazioni utili alla ricostruzione del popolamento (animale e umano) e soprattutto ad indirizzare i futuri metodi di raccolta e di analisi del materiale archeologico durante lo scavo e la fase di studio. In particolare, il contributo conclude fornendo delle stime sulla presenza degli animali allevati nell’abitato, utili ad una ricostruzione demografica basata sui consumi alimentari umani.
      PubDate: 2022-02-08
      DOI: 10.6092/issn.1974-7985/14336
      Issue No: Vol. 14 (2022)
       
  • La Rivoluzione dei Prodotti Secondari: un modello per la comprensione
           delle dinamiche del popolamento in Italia settentrionale tra Età del Rame
           ed età del Bronzo

    • Authors: Cristiano Putzolu
      Pages: 123 - 142
      Abstract: La RPS appare nella letteratura scientifica agli inizi degli anni ‘80 del secolo scorso (Sherratt 1981; Id 1983) e con essa Sherratt propone un modello teorico per analizzare i cambiamenti a livello economico, politico e sociale che si possono riscontrare tra la fine del Neolitico e l’inizio dell’età del Bronzo nel Vicino Oriente ed in Europa: il motore di questi cambiamenti viene individuato in un mutato approccio dell’uomo nei confronti dello sfruttamento della risorsa animale, non più allevata per essere fonte di prodotti primari (carne, pelle e ossa) a seguito della macellazione, ma tenuta in vita per fornire una serie di prodotti secondari (latte, lana, forza lavoro) che non comportano l’uccisione dell’animale. La forza del modello di Sherratt risiede infatti nel sottolineare che la serie di innovazioni da lui considerate nel modello della RPS “spread and interacted with each other so as to cause major economic changes” (Sherratt 1981, p. 183). Il cambio di scala sullo sfruttamento della risorsa animale ha come risultato una forte intensificazione della produzione agricola e parimenti della mobilità di merci e di genti: l’aratro a trazione animale rende sostenibile la lavorazione di una serie di terreni prima considerati troppo poveri e porta quindi ad un’espansione delle aree occupate e allo stesso tempo l’adozione del carro o delle bestie da soma rende possibile raggiungere aree prima impensabili e stabilire un sistema di scambi su lungo raggio per produzioni specializzate (lana, metallurgia...). Il più rapido ciclo di utilizzo delle aree agricole lascia poi sufficienti aree di maggese a disposizione di una pastorizia che acquista sempre maggiore importanza. Fenomeni che si erano cominciati a delineare millenni prima con la domesticazione di piante ed animali ma che solo ora subiscono un salto di magnitudo: ed è proprio questo che caratterizza la RPS. Non si tratta quindi di indagare i luoghi ed i tempi della prima attestazione di latte, lana, aratro, carri, ecc., bensì si deve provare a capire quanto l'insieme di questi fattori porti alla comparsa di quei fenomeni di deforestazione, espansione delle aree insediate, aumento delle aree coltivate e adibite a pascolo, incremento della popolazione che, in continua e costante relazione biunivoca le une con le altre hanno permesso il sorgere di quel sistema di produzione e scambio di prodotti che “marked the birth of the kinds of society characteristic of modern Eurasia” (Sherratt 1983). Nonostante si sappia ora che lo sfruttamento del latte è di sicuro anteriore a quanto ipotizzato da Sherratt, è il formarsi di un “pacchetto di prodotti” che in questa sede si vuole porre al centro dell’attenzione. In quest’ottica quindi si concorda con l’idea di “pensare all’età del Rame come a una sorta di “grande officina” ove avvenne la prima sperimentazione di quelle tecnologie e di quelle pratiche che nell’età del Bronzo furono poi perfezionate e impiegate con un salto di scala” (Rapi 2013, p. 526). In questo quadro metodologico si analizzeranno l’origine e la diffusione dei diversi “prodotti” in Europa ed in Italia e si cercherà poi di cogliere il momento in cui questi entrino a sistema.
      PubDate: 2022-02-08
      DOI: 10.6092/issn.1974-7985/14334
      Issue No: Vol. 14 (2022)
       
  • “Non di solo pane”. Considerazioni sulla incompleta visibilità del
           paesaggio protostorico

    • Authors: Francesco Rubat Borel
      Pages: 143 - 160
      Abstract: Dati iconografici, dati storici e dati archeologici disponibili oggi per l’analisi del paesaggio sono una selezione, già operata in passato, che rischia di privilegiare, se non guardare esclusivamente, solo una parte del paesaggio antico. In questo contributo si fa attenzione a tre esempi ben rappresentati nella documentazione etnografica: i campi di cereali; le porzioni di bosco progressivamente deforestato per ricavare legna da costruzione, da combustibile e per gli altri usi; i pascoli d’alta quota.   Per ciascun esempio si prendono in considerazione le pratiche di gestione, conservazione, trasporto e trasformazione, attingendo alla documentazione iconografica e cercando di approfondire gli aspetti problematici.  L’approccio interdisciplinare e il confronto tra dati etnografici, storici e documentazione archeologica con esempi dall’Italia settentrionale, sia dalla metà orientale che da quella occidentale così diverse per sviluppi insediativi ed agricoli, permettono ampliare gli elementi utili all'analisi dei dati protostorici disponibili comparandoli con le attività agricole di età storica note e offrire una visione, anche se parziale, del mondo contadino, ovvero da chi operava quotidianamente nella costruzione del paesaggio. 
      PubDate: 2022-02-08
      DOI: 10.6092/issn.1974-7985/14337
      Issue No: Vol. 14 (2022)
       
  • Dal briquetage alle saline nella protostoria dell’Italia centrale

    • Authors: Luca Alessandri, Peter Attema
      Pages: 161 - 168
      Abstract: In questo contributo si propone una nuova metodologia interdisciplinare utilizzata nell’ambito del progetto di ricerca dell’Istituto di Archeologia dell’Università di Groningen "Salt and Power, Early States, Rome and Resource Control”, finanziato dalla Netherlands Organisation for Scientific Research (NWO). L'obiettivo del progetto consiste nell’approfondire le conoscenze circa l'antica produzione di sale sulla costa tirrenica italiana tra età del Bronzo e l’epoca romana in Etruria e nel Latium Vetus. L’approccio utilizza metodi geofisici, chimici e archeologici per studiare le modalità di produzione del briquetage e delle saline a cielo aperto nei loro specifici contesti ambientali e geografici.
      PubDate: 2022-02-08
      DOI: 10.6092/issn.1974-7985/14338
      Issue No: Vol. 14 (2022)
       
  • Un approccio “agro-economicista” per la comprensione dei
           fenomeni storici

    • Authors: Agostino Sotgia
      Pages: 169 - 202
      Abstract: Grazie all’analisi dei dati archeologici relativi alle pratiche agricole e pastorali di un territorio è possibile ottenere numerose informazioni, tanto di carattere ecologico, quanto più in generale circa le popolazioni che ivi abitavano. Con la ricostruzione della dimensione agro-pastorale di una comunità è tuttavia possibile comprendere, non solo gli aspetti legati allo sfruttamento di un territorio, alla sussistenza e alla demografia di un dato gruppo, ma anche più in generale la stessa organizzazione sociale. Attraverso questo particolare approccio, che potremmo definire come “agro-economicista”, si possono quindi indagare in maniera più articolata le comunità antiche, i rapporti tra di esse ed i fenomeni storici loro intercorsi. Con l’ausilio di un modello sviluppato in ambiente GIS e con l’applicazione delle tecniche di Land Evaluation è possibile ricostruire e simulare lo sfruttamento agro-pastorale di un territorio (in questo caso quello dell’Ager Tarquiniorum alla fine del I millennio a.C.), calcolando la produzione di cibo di ogni abitato, nonché la conseguente demografia massima sostenibile. Allo stesso tempo, attraverso questi dati, si possono verificare – su base quantitativa – i modelli socio-politici proposti per le comunità oggetto di studio o proporne di nuovi. Grazie all’individuazione di siti specializzati in particolari produzioni, insediamenti in grado di produrre un surplus, o viceversa abitati non auto-sufficienti, sarà quindi possibile articolare dettagliatamente tali modelli socio-politici, ipotizzando reti di scambio, relazioni gerarchiche, o rapporti competitivi tra i diversi siti. Tramite quest’approccio, si possono, inoltre, descrivere gli eventi occorsi anche da un punto di vista demografico, con la ricostruzione di massima della popolazione coinvolta, arricchendo ulteriormente le ricostruzioni storiche proposte. Si procederà anche a confrontare lo scenario ottenuto con quanto emerso dagli studi simili applicati al territorio dei Monti della Tolfa e della Valle del Fiora. Così facendo si arricchirà ulteriormente il quadro sin ad ora ipotizzato circa le diverse scelte fatte dalla comunità, nel passaggio dai villaggi … alle città, in Etruria Meridionale.
      PubDate: 2022-02-08
      DOI: 10.6092/issn.1974-7985/14339
      Issue No: Vol. 14 (2022)
       
  • L’uso del suolo nell’età del Bronzo della Sardegna centro-orientale.
           Lo studio ambientale, l’archeologia sperimentale ed il confronto
           etnografico quale ipotesi di studio per un calcolo demografico

    • Authors: Demis Murgia
      Pages: 203 - 218
      Abstract: Il contributo prende in esame l’area di pertinenza dell’insediamento di Campu Doinanicoro (comuni di Dorgali e Orgosolo, NU) situato nell’area del Supramonte. A partire dalle peculiarità ambientali dell’area supramontana è possibile, attraverso l’analisi territoriale con software GIS (Geografic Information System), simulare le diverse modalità di utilizzo del suolo nel paesaggio antico. Sulla base del consumo cerealicolo di un gruppo familiare, rapportato ai dati rilevati in archeologia sperimentale sulla produttività dei cereali (grano, orzo) ed a confronti etnografici ed archeozoologici sull’allevamento (ovicaprino, bovino e suino), si delinea in questo contributo un territorio antico differentemente sfruttato nei suoi diversi areali ecologici, che permette di proporre una serie di ipotesi sul calcolo demografico determinato dalla capacità di produzione alimentare. Il dato demografico, la simulazione dell’area di pertinenza dell’insediamento e la determinazione delle capacità produttive possono essere utili elementi, oltre che per la ricostruzione dell’uso del suolo, per un’analisi delle relazioni tra i diversi insediamenti.
      PubDate: 2022-02-08
      DOI: 10.6092/issn.1974-7985/14340
      Issue No: Vol. 14 (2022)
       
  • Discussione

    • Authors: Maurizio Cattani, Florencia Debandi, Agostino Sotgia
      Pages: 219 - 226
      Abstract: Discussione del Workshop: Il paesaggio agrario tra età del Rame ed età del Ferro. Metodi di analisi delle risorse di sussistenza e delle modalità di gestione per una stima demografica.
      PubDate: 2022-02-08
      DOI: 10.6092/issn.1974-7985/14352
      Issue No: Vol. 14 (2022)
       
  • Laura Pau, The Final Bronze Age Settlement of Casalmoro (Mantua, Italy).
           Finds and Chronology, BAR International Series 3011, BAR Publishing, 2020,
           209 p., 96 ill

    • Authors: Maurizio Cattani
      Pages: 227 - 228
      PubDate: 2022-02-08
      DOI: 10.6092/issn.1974-7985/14367
      Issue No: Vol. 14 (2022)
       
  • Maria Clara Martinelli. Isole vicine. L’arcipelago delle isole Eolie e
           le comunità umane nella preistoria mediterranea, Edizioni di storia e
           studi sociali, Ragusa, 2020, 294 p., 70 fig.

    • Authors: Alessandra Magrì
      Pages: 229 - 231
      PubDate: 2022-02-08
      DOI: 10.6092/issn.1974-7985/14358
      Issue No: Vol. 14 (2022)
       
  • Corrigendum: Rapi, M., Quirino, T., Castellano, L., Hirose, M., Amato, A.,
           Barbieri, E., & Busnelli, S. (2019). Per scaldare, per cuocere e per
           produrre. Le strutture da fuoco dell’abitato etrusco del Forcello di
           Bagnolo S. Vito: aspetti tipologici e funzionali

    • Authors: Marta Rapi, Tommaso Quirino, Lorenzo Castellano, Mari Hirose, Alfonsina Amato, Elena Barbieri, Selene Busnelli
      Pages: 232 - 233
      PubDate: 2022-02-08
      DOI: 10.6092/issn.1974-7985/14369
      Issue No: Vol. 14 (2022)
       
 
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