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EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia Generale
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  Full-text available via subscription Subscription journal
ISSN (Print) 1636-5577
Published by Elsevier Homepage  [3160 journals]
  • Adenoidectomia e tonsillectomia
    • Authors: C. Martins Carvalho; C. Clodic; F. Rogez; L. Delahaye; R. Marianowski
      Pages: 1 - 13
      Abstract: Publication date: November 2013
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia Generale, Volume 13, Issue 1
      Author(s): C. Martins Carvalho, C. Clodic, F. Rogez, L. Delahaye, R. Marianowski
      In Francia, circa 50000 tonsillectomie, associate o meno a un’adenoidectomia, sono realizzate ogni anno nel bambino (fonte Programma di medicalizzazione dei sistemi di informazione [PMSI] 2008). Malgrado la frequenza del gesto chirurgico, la tonsillectomia non è un atto anodino, e la sua morbimortalità rimane non trascurabile, in particolare in termini di dolore e di emorragia postoperatori. Da una ventina di anni sono comparsi nuovi strumenti chirurgici e il loro utilizzo nella tonsillectomia offre dei risultati soddisfacenti. Si tratta, in particolare, della radiofrequenza e del microdebrider. Numerosi studi confrontano queste tecniche con le tecniche di coagulazione più antiche. Altre evoluzioni hanno avuto luogo a proposito delle indicazioni operatorie. Nel bambino, le indicazioni all’adenotonsillectomia per infezioni a ripetizione hanno visto il loro ruolo ridursi, a vantaggio delle sindromi delle apnee ostruttive del sonno, che rappresentano attualmente due terzi delle indicazioni. Un’ultima evoluzione è la gestione della tonsillectomia del bambino in chirurgia ambulatoriale, secondo alcuni criteri ben definiti nelle raccomandazioni.

      PubDate: 2018-06-01T12:34:39Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(13)65427-9
       
  • Nefrolitotomia percutanea
    • Authors: P. Meria; A. Hoznek; P. Mongiat-Artus; A. Cortesse; F. Gaudez; J. Rode; F. Desgrandchamps
      Pages: 1 - 9
      Abstract: Publication date: November 2013
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia Generale, Volume 13, Issue 1
      Author(s): P. Meria, A. Hoznek, P. Mongiat-Artus, A. Cortesse, F. Gaudez, J. Rode, F. Desgrandchamps
      La chirurgia percutanea dei calcoli dell’alto apparato urinario, o nefrolitotomia percutanea (NLPC), rappresenta uno dei più importanti progressi tecnici degli ultimi 25 anni. Il presente articolo descrive le varie fasi dell’intervento. Sono affrontate anche alcune situazioni particolari, così come le ultime evoluzioni tecniche.

      PubDate: 2018-06-01T12:34:39Z
      DOI: 10.1016/s1636-5577(13)66002-2
       
  • Tecnica e risultati del prelievo del linfonodo sentinella nei cancri del
           collo e del corpo dell’utero
    • Authors: F. Lecuru; A.-S. Bats; C. Bensaid; A. Achouri; C. Nos; M. Faraggi; M.-A. Le Frere-Belda; P. Mathevet
      Pages: 1 - 10
      Abstract: Publication date: November 2013
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia Generale, Volume 13, Issue 1
      Author(s): F. Lecuru, A.-S. Bats, C. Bensaid, A. Achouri, C. Nos, M. Faraggi, M.-A. Le Frere-Belda, P. Mathevet
      La biopsia del linfonodo sentinella è una metodica diagnostica che permette il prelievo linfonodale mirato delle prime stazioni linfonodali di un tumore, rappresentativo dei linfonodi a valle. Questa tecnica si sviluppa da una decina di anni nei cancri dell’utero, per i quali lo status linfonodale è un fattore prognostico principale. I suoi obiettivi principali sono di ridurre la morbilità degli svuotamenti completi, di individuare dei territori di drenaggio inattesi e, anche, di realizzare un’ultrastadiazione linfonodale. La tecnica di rilevamento combinata, con coloranti e isotopi, è quella che apporta i migliori risultati in termini di tasso di individuazione. I dati della letteratura sulla biopsia del linfonodo sentinella nei cancri del collo precoci hanno dimostrato ampiamente la sua fattibilità. I tassi di individuazione sono molto buoni, come anche il suo valore diagnostico. La tecnica permette di realizzare un’ultrastadiazione linfonodale evidenziando delle micrometastasi. Il prelievo del linfonodo sentinella è realizzabile anche nei cancri dell’endometrio, con, tuttavia, dei tassi di individuazione e di falsi negativi molto variabili secondo le casistiche, influenzati soprattutto dalla via di iniezione. Se l’iniezione intratumorale, realizzata soprattutto mediante isteroscopia, è quella che permette di evidenziare meglio il vero drenaggio linfatico del tumore, la sua attuazione è, tuttavia, assai poco riproducibile.

      PubDate: 2018-06-01T12:34:39Z
      DOI: 10.1016/s1636-5577(13)66015-0
       
  • Chirurgia addominale nella donna gravida
    • Authors: X. Deffieux; F. Mercier; F. Bolandard; N. Bourdel; B. Rabischong
      Pages: 1 - 9
      Abstract: Publication date: November 2013
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia Generale, Volume 13, Issue 1
      Author(s): X. Deffieux, F. Mercier, F. Bolandard, N. Bourdel, B. Rabischong
      Le principali patologie che portano a ipotizzare un intervento chirurgico addominale nel corso della gravidanza sono le patologie annessiali (tumore benigno o maligno, torsione), la colecistectomia, l’appendicectomia e le occlusioni digestive. La maggior parte delle equipe realizza una laparoscopia in prima intenzione ormai da una decina di anni. Degli studi comparativi hanno mostrato un’assenza di differenze nell’incidenza di complicanze dopo laparotomia e laparoscopia a proposito dei tassi di aborti e di parti prematuri. D’altra parte, la ripresa del transito e il ricovero in ospedale sono più brevi e i dolori sono meno importanti dopo la laparoscopia. Se l’intervento può essere ritardato (il che avviene raramente), sembra consigliato realizzarlo all’inizio del secondo trimestre, una volta terminata l’organogenesi. L’installazione dei trocar dipende dall’indicazione della laparoscopia e dal termine della gravidanza; all’inizio del primo trimestre, sono possibili tutte le tecniche, ma, dal secondo trimestre, sarà necessario prendere in considerazione una tecnica open o un accesso all’ipocondrio sinistro. Più la gravidanza è evoluta, più è raccomandata l’open-laparoscopia e più il trocar mediano deve essere posto in alto. Per una laparoscopia a partire dal secondo trimestre di gravidanza, la paziente deve essere installata su una tavola inclinata verso il suo lato sinistro, in modo da ridurre il rischio di compressione della vena cava inferiore da parte dell’utero. La pressione di insufflazione deve essere mantenuta a un massimo di 12 mmHg, salvo in occasione del posizionamento dei trocar.

      PubDate: 2018-06-01T12:34:39Z
      DOI: 10.1016/s1636-5577(13)66006-x
       
  • Chirurgia dei disturbi della deglutizione
    • Authors: O. Merrot; M. Guatterie; P. Fayoux
      Pages: 1 - 12
      Abstract: Publication date: November 2012
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia Generale, Volume 12, Issue 1
      Author(s): O. Merrot, M. Guatterie, P. Fayoux
      La deglutizione è un meccanismo spontaneo e naturale che permette di convogliare il contenuto della cavità orale e/o della faringe (secrezioni e/o alimenti) dalle labbra fino allo stomaco, attraverso l’esofago. La diagnosi di disturbi gravi della deglutizione deve essere posta prendendo in considerazione le ripercussioni sull’insieme dei seguenti elementi: alimentazione, respirazione, percezione, gusto e comunicazione. Le false strade primarie e/o secondarie sono, a volte, dei veri vicoli ciechi terapeutici. L’arsenale di gestione nutrizionale (riabilitazione con lavoro posturale, modificazioni della struttura degli alimenti, sonda nasogastrica o gastrostomia, ecc.) si accompagna spesso alla sospensione dell’alimentazione orale. La tracheotomia con sonda a palloncino permette di facilitare l’igiene bronchiale, ma non garantisce una protezione totale delle vie aeree inferiori. La chirurgia palliativa dell’handicap (endoscopica e/o per via esterna) è, allora, quella più adatta a proteggere «anatomicamente» e/o a ripristinare un funzionamento idoneo per preservare al meglio il capitale respiratorio dei pazienti, al tempo stesso consentendo a volte il mantenimento di un’alimentazione orale, fonte di piacere. Queste tecniche devono essere facili da attuare per dei pazienti in condizioni generali scadenti, efficaci per separare le vie aerodigestive, non mutilanti e idealmente reversibili, nell’ipotesi di un miglioramento dei disturbi. Esse raggruppano la chirurgia detta di riabilitazione della deglutizione propulsiva faringea e la chirurgia detta di riabilitazione della deglutizione laringea protettiva delle vie respiratorie.

      PubDate: 2018-03-10T09:27:20Z
      DOI: 10.1016/s1636-5577(12)62660-1
       
  • Trattamento chirurgico dei traumi penetranti del torace
    • Authors: F. Pons; J.-P. Arigon; G. Boddaert
      Pages: 1 - 25
      Abstract: Publication date: November 2012
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia Generale, Volume 12, Issue 1
      Author(s): F. Pons, J.-P. Arigon, G. Boddaert
      I traumi penetranti del torace (o ferite del petto) si definiscono per una penetrazione della cavità toracica da parte di un’arma bianca, un proiettile o un oggetto perforante. Una percentuale di essi che va dal 50% all’80% è trattata con un semplice drenaggio pleurico. I feriti la cui emodinamica è instabile (shock emorragico o tamponamento cardiaco) devono beneficiare di una procedura chirurgica in urgenza con un accesso su un paziente in decubito dorsale che può essere una sternotomia, una toracotomia antero-laterale oppure una sterno-toracotomia bilaterale trasversa, al fine di assicurare il più rapidamente possibile l’emostasi. Nei feriti stabili, il bilancio si basa su una radiografia del torace, un’ecografia, un drenaggio pleurico e un esame TC. Un accesso chirurgico precoce è indicato in presenza di un emotorace iniziale abbondante e/o persistente, di una lesione diaframmatica evidente e di una lesione dilacerata della parete toracica. Un accesso chirurgico può anche essere indicato a titolo diagnostico in caso di sospetto di una lesione cardiaca (sede della ferita tra i capezzoli) o di una lesione del diaframma (sede della ferita sotto i capezzoli). Può anche essere indicato secondariamente davanti a un emotorace mal drenato e a una presenza di bolle persistente, per la rimozione di un corpo estraneo o per un piotorace secondario. In un paziente stabile, la toracoscopia è una metodica di elezione che deve sempre essere discussa. La ricerca di una ferita del diaframma, l’evacuazione di un emotorace residuo oppure la presenza di bolle prolungata sono delle indicazioni ampiamente ammesse per eseguire una toracoscopia. Questa tecnica richiede un operatore esperto e il rispetto di alcune regole tecniche, prendendo sempre in considerazione le condizioni di una conversione in toracotomia o laparotomia. Il trattamento delle lesioni polmonari, che si tratti di un ferito stabile o instabile, deve sempre essere improntato al risparmio del parenchima polmonare, e le exeresi maggiori (lobectomia o pneumonectomie) devono essere assolutamente eccezionali. Le lesioni diaframmatiche devono sempre essere riparate.

      PubDate: 2018-03-10T09:27:20Z
      DOI: 10.1016/s1636-5577(12)62662-5
       
  • Trattamento chirurgico della malattia emorroidaria
    • Authors: D. Brachet; E. Lermite; J.-P. Arnaud
      Pages: 1 - 16
      Abstract: Publication date: November 2012
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia Generale, Volume 12, Issue 1
      Author(s): D. Brachet, E. Lermite, J.-P. Arnaud
      La malattia emorroidaria è frequente, ma solo il 10% dei pazienti necessita di un trattamento chirurgico. Quest’ultimo è indicato in caso di fallimento o di impossibilità dei trattamenti farmacologici e strumentali. Le attuali tecniche chirurgiche si basano su due principi: o la rimozione diretta dei pacchetti emorroidari o la riduzione dell’afflusso ematico con emorroidopessi o legatura delle arterie emorroidarie. Dato che i tassi di morbilità sono comparabili per le varie tecniche, le differenze stanno principalmente nei dolori postoperatori, che limitano la gestione ambulatoriale, così come nei rischi di recidiva di prolasso emorroidario. La scelta della tecnica deve, quindi, essere discussa con il paziente e adattata caso per caso in funzione delle sue aspettative (efficacia massima/morbilità ridotta). La chirurgia delle emorroidi resta una chirurgia funzionale; deve, quindi, ridurre al massimo le complicanze e privilegiare il benessere del paziente.

      PubDate: 2018-03-10T09:27:20Z
      DOI: 10.1016/s1636-5577(12)62668-6
       
  • Chirurgia del testicolo non disceso
    • Authors: C.-O. Muller; A. Paye-Jaouen; A. El Ghoneimi
      Pages: 1 - 8
      Abstract: Publication date: November 2012
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia Generale, Volume 12, Issue 1
      Author(s): C.-O. Muller, A. Paye-Jaouen, A. El Ghoneimi
      La chirurgia del testicolo non disceso è un intervento molto frequente in chirurgia urologica pediatrica. Realizzata il più delle volte in ambulatorio quando il testicolo è palpabile nel canale inguinale, essa fa ricorso anche alla chirurgia laparoscopica quando il testicolo è in posizione alta intraddominale. La valutazione preoperatoria della posizione del testicolo è, prima di tutto, clinica. Essa può essere aiutata dall’ecografia o dall’angio-RM in caso di dubbio e deve essere completata da un bilancio endocrino nel caso di testicolo non palpabile bilaterale. Le sfide del ripristino della posizione del testicolo in sede intrascrotale riguardano, a lungo termine, la fertilità di questi bambini e il rischio di cancerizzazione del testicolo non disceso.

      PubDate: 2018-03-10T09:27:20Z
      DOI: 10.1016/s1636-5577(12)62672-8
       
  • Trattamento delle neoplasie intraepiteliali del collo dell’utero: laser,
           crioterapia, conizzazione, resezione con ansa
    • Authors: X. Carcopino; J.-L. Mergui; W. Prendiville; C. Taranger-Charpin; L. Boubli
      Pages: 1 - 11
      Abstract: Publication date: November 2012
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia Generale, Volume 12, Issue 1
      Author(s): X. Carcopino, J.-L. Mergui, W. Prendiville, C. Taranger-Charpin, L. Boubli
      Le lesioni intraepiteliali del collo dell’utero possono essere gestite mediante trattamenti di exeresi, la conizzazione chirurgica e laser e la resezione con ansa, o mediante dei trattamenti destruenti, la vaporizzazione laser e la crioterapia. Qualunque sia la tecnica scelta, i principi di base da applicare sono gli stessi: la lesione e anche la totalità della zona di trasformazione devono essere distrutte o resecate e la distruzione o escissione deve essere sufficientemente profonda (superiore a 5mm), per assicurare la distruzione o l’exeresi della totalità delle cripte ghiandolari, potenzialmente penetrate dal processo neoplastico. Questi trattamenti devono essere realizzati sotto controllo colposcopico diretto da un operatore esperto e ciò per guidare il gesto e realizzare un trattamento «su misura» allo stesso tempo completo, che si adatti alla topografia della lesione, ai limiti della zona di trasformazione e alla morfologia cervicale, restando, contemporaneamente, quanto più conservativi possibile. Dato che questi trattamenti hanno un’efficacia terapeutica equivalente, la scelta di un trattamento non è dettata da questo criterio, ma dalla conoscenza di vantaggi, inconvenienti e limiti di ogni tecnica e dalla loro messa in bilancio con l’età della paziente e il suo desiderio di gravidanza, nonché con la gravità della lesione cervicale, la sua sede e la sua superficie, che possono influenzare il potenziale evolutivo naturale della lesione con il rischio di averne inizialmente sottovalutato la gravità. L’utilizzo di tre criteri colposcopici, l’impressione colposcopica, il tipo di giunzione squamocolonnare e l’estensione della lesione, e di due criteri complementari, l’età della paziente e la concordanza dei risultati citologici (striscio) e istologici (biopsia cervicale), permetterebbe così di valutare il rischio di misconoscere una lesione cervicale invasiva allo stadio iniziale e di guidare il medico nella sua decisione terapeutica.

      PubDate: 2018-03-10T09:27:20Z
      DOI: 10.1016/s1636-5577(12)62673-x
       
  • Tecnica della gastrectomia longitudinale (sleeve gastrectomy) mediante
           laparoscopia
    • Authors: P. Verhaeghe; A. Dhahri; Q. Qassemyar; J.-M. Regimbeau
      Pages: 1 - 7
      Abstract: Publication date: 2011
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia Generale, Volume 11, Issue 1
      Author(s): P. Verhaeghe, A. Dhahri, Q. Qassemyar, J.-M. Regimbeau
      La gastrectomia longitudinale (sleeve gastrectomy degli anglosassoni) è una tecnica di chirurgia restrittiva che si è recentemente diffusa in Francia. Il benessere postoperatorio dei pazienti e i risultati a medio termine spiegano l’entusiasmo che attualmente circonda questa tecnica. Nel 2008, la Haute autorité de santé ha definito la gastrectomia longitudinale un’alternativa alla gastroplastica con anello e al bypass gastrico nei pazienti che soffrono di obesità patologica, in particolare in caso di rifiuto di impianto di un corpo estraneo. Si tratta di una tecnica riproducibile, facilmente insegnabile e con dei postumi operatori semplici nove volte su dieci. L’emorragia postoperatoria e la fistola gastrica costituiscono le due complicanze potenzialmente gravi, ma sono rare. Noi descriviamo le indicazioni, la tecnica operatoria, i risultati e i postumi di questo intervento.

      PubDate: 2018-03-10T09:27:20Z
      DOI: 10.1016/s1636-5577(11)70717-9
       
  • Tecniche di trattamento chirurgico dei prolassi genitali per via
           addominale
    • Authors: J.-P. Lefranc; Y. Benhaim; B. Lauratet; E. Vincens; P. Leguevaque; S. Motton; A. Gesson Paute; M. Soule Tholy; J. Rimailho; J. Hoff
      Pages: 1 - 14
      Abstract: Publication date: 2011
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia Generale, Volume 11, Issue 1
      Author(s): J.-P. Lefranc, Y. Benhaim, B. Lauratet, E. Vincens, P. Leguevaque, S. Motton, A. Gesson Paute, M. Soule Tholy, J. Rimailho, J. Hoff
      Il prolasso degli organi genitali è una patologia frequente che non compromette la vita ma il « vivere bene ». Si tratta, prima di tutto, di una malattia intima che può nuocere a tutti i settori della vita di una donna. Se la sua definizione è anatomoclinica, le sue conseguenze sono, nella maggior parte dei casi, solo funzionali. Il prolasso degli organi genitali si caratterizza per ogni prominenza, permanente o sotto sforzo, nel lume vaginale, di tutte le pareti vaginali o di una loro parte, che corrisponde all’insufficienza dei sistemi di sostegno e di sospensione degli organi pelvici della donna, che fuoriescono attraverso l’orifizio vulvovaginale. Il trattamento del prolasso degli organi genitali, volto alla correzione dei sintomi che esso causa, rimane essenzialmente chirurgico. Per via addominale, i due tipi di intervento comunemente praticati sono la promontofissazione e la cervico-istmo-sospensione secondo Kapandji. Questi due interventi, realizzati per lungo tempo in laparotomia, sono realizzabili con gli stessi principi operatori per via laparoscopica, offrendo due importanti vantaggi che vanno nel senso di una chirurgia sempre più funzionale : quello di essere una chirurgia « mini-invasiva » e quello di permettere una dissezione più fine. I primi risultati a breve e a medio termine sono simili a quelli della via laparotomica, e i vantaggi teorici si dimostrano reali.

      PubDate: 2018-03-10T09:27:20Z
      DOI: 10.1016/s1636-5577(11)70719-2
       
  • Chirurgia dei tumori epiteliali maligni dell’ovaio
    • Authors: P. Morice; C. Uzan; S. Gouy
      Pages: 1 - 16
      Abstract: Publication date: 2011
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia Generale, Volume 11, Issue 1
      Author(s): P. Morice, C. Uzan, S. Gouy
      I tumori epiteliali maligni invasivi dell’ovaio sono dei tumori di prognosi sfavorevole. La chirurgia è il tempo essenziale della valutazione dell’estensione e del trattamento di questi tumori. Qualunque sia lo stadio, essa deve implicare minimo una citologia peritoneale, un’isterectomia con annessectomia bilaterale, un’omentectomia, una linfoadenectomia pelvica e lomboaortica, un’appendicectomia e dei prelievi peritoneali multipli. Negli stadi I, nelle donne giovani desiderose di una gravidanza, si può proporre una conservazione dell’utero e dell’ovaio controlaterale. Negli stadi II e III, la strategia terapeutica associa una prima chirurgia e una chemioterapia sistematica. Negli stadi avanzati, la chirurgia radicale, che comporta l’exeresi dell’insieme dei noduli di carcinosi visibili con, se necessario, delle resezioni digestive, è indispensabile, poiché la grandezza del residuo tumorale al termine dell’intervento è il fattore prognostico più importante. I tumori dell’ovaio al limite della malignità sono di prognosi favorevole qualunque sia il loro stadio. La chirurgia può, molto spesso, essere conservativa, in particolare nella donna giovane.

      PubDate: 2018-03-10T09:27:20Z
      DOI: 10.1016/s1636-5577(11)70720-9
       
  • Anatomia chirurgica e tecniche di esplorazione del mediastino
    • Authors: M. Riquet; M.-P. Revel; C. Hignette; M. Dahan
      Pages: 1 - 15
      Abstract: Publication date: 2011
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia Generale, Volume 11, Issue 1
      Author(s): M. Riquet, M.-P. Revel, C. Hignette, M. Dahan
      Il mediastino è una regione che esiste fin dal termine dell’embriogenesi ed è di importanza vitale sul piano anatomico. Esso contiene, in effetti, dall’avanti all’indietro, il timo e le frange sieroadipose del pericardio, il pericardio contenente il cuore, i grossi vasi del torace, che sono le vene cave, l’aorta e i suoi rami sovraortici, e il tronco dell’arteria polmonare, la trachea e i bronchi principali, l’esofago toracico, il dotto o canale toracico, così come numerosi elementi nervosi; le docce paravertebrali sono inglobate ad esso. Il mediastino è diviso in compartimenti. La localizzazione in un compartimento orienta la diagnosi eziologica delle patologie che lo colpiscono. La tomografia computerizzata (TC) permette di caratterizzare le lesioni all’interno di questi compartimenti e di precisarne la natura. Dei prelievi con ago possono essere guidati da questo esame. Possono essere utili altre tecniche di diagnostica per immagini: risonanza magnetica, tomografia a emissione di positroni (PET-TC), meta-iodo-benzilguanidina (MIBG) e così via. Delle tecniche di prelievo transbronchiale o transesofageo ecoguidato si sono sviluppate per la diagnosi delle lesioni non chirurgiche. Malgrado questi progressi importanti, la mediastinoscopia e la sua variante attuale, la videomediastinoscopia, rimangono ancora il «gold standard» per l’esplorazione del mediastino.

      PubDate: 2018-03-10T09:27:20Z
      DOI: 10.1016/s1636-5577(11)70721-0
       
  • Chirurgia delle cavità posteriori dell’orecchio medio e
           atticotomie
    • Authors: N. Durand; F. Espitalier; O. Malard; P. Bordure
      Pages: 1 - 16
      Abstract: Publication date: 2011
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia Generale, Volume 11, Issue 1
      Author(s): N. Durand, F. Espitalier, O. Malard, P. Bordure
      La chirurgia delle cavità posteriori dell’orecchio medio ha vari obiettivi. Essa permette l’accesso diretto e il trattamento dei processi patologici situati a livello delle cavità posteriori ma anche delle altre regioni dell’orecchio medio, come l’attico e la cassa del timpano. Le indicazioni di questa chirurgia sono dominate dal trattamento dell’otite cronica, il più delle volte colesteatomatosa. Si distinguono due grandi tipi di tecnica in funzione della conservazione o del sacrificio del condotto uditivo esterno osseo: antroatticotomia o mastoatticotomia conservativa del condotto e svuotamento, che impone il sacrificio di una parte del condotto osseo. La tolleranza delle cavità di svuotamento è ormai molto migliorata dallo sviluppo delle tecniche di riempimento con biomateriali. La chirurgia delle cavità posteriori è utile anche per l’accesso otoneurochirurgico e all’orecchio interno o in caso di chirurgia implantologica. La realizzazione corretta di queste tecniche richiede una buona conoscenza dell’anatomia complessa di questa regione, nonché un accesso idoneo nelle parti molli.

      PubDate: 2018-03-10T09:27:20Z
      DOI: 10.1016/s1636-5577(11)70722-2
       
  • Stenosi del giunto pieloureterale
    • Authors: V. Di Benedetto; S. Arena; M.G. Scuderi
      Pages: 1 - 12
      Abstract: Publication date: 2010
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia Generale, Volume 10, Issue 1
      Author(s): V. Di Benedetto, S. Arena, M.G. Scuderi


      PubDate: 2018-03-10T09:27:20Z
      DOI: 10.1016/s1636-5577(10)70605-2
       
  • Prostatectomia radicale extraperitoneale laparoscopica robot-assistita:
           tecnica chirurgica e risultati oncologici e funzionali
    • Authors: E. Xylinas; L. Salomon; C. Abbou; A. de la Taille
      Pages: 1 - 10
      Abstract: Publication date: 2010
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia Generale, Volume 10, Issue 1
      Author(s): E. Xylinas, L. Salomon, C. Abbou, A. de la Taille
      La prostatectomia radicale laparoscopica come trattamento del cancro della prostata conosce una nuova rivoluzione con l’apporto tecnologico della robotica. Inizialmente considerata un’impresa e rimasta a lungo unica, questa tecnica conosce da 3 anni una vera espansione. Uno dei vantaggi proposti è il risultato funzionale legato a una dissezione più fine dei fasci neurovascolari e dell’apice. Questo articolo ha lo scopo di presentare la tecnica chirurgica e di analizzarne i risultati oncologici e funzionali.

      PubDate: 2018-03-10T09:27:20Z
      DOI: 10.1016/s1636-5577(10)70607-6
       
  • Pancreatectomie
    • Authors: Sauvanet
      Abstract: Publication date: 2011
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia Generale, Volume 11, Issue 1
      Author(s): A. Sauvanet
      Le pancreatectomie, o resezioni parziali o totali del pancreas, hanno delle indicazioni diverse, rappresentate da carcinomi e lesioni benigne, tumorali o infiammatorie. A causa di questa varietà di indicazioni, esiste una varietà di tecniche di pancreatectomia, alle quali si possono associare le enucleazioni pancreatiche (asportazione di un tumore senza resezione parenchimale adiacente) e le ampullectomie (resezione limitata dell’apparato ampollare). Il tipo di pancreatectomia è essenzialmente guidato dalla localizzazione della lesione, dal suo carattere benigno o maligno e dall’eventuale coesistenza di fenomeni infiammatori. La maggior parte delle pancreatectomie espone a una morbimortalità significativa, che ha giustificato lo sviluppo di varianti tecniche destinate a ridurne l’importanza e che deve essere bilanciata con la prognosi della malattia sottostante.

      PubDate: 2018-03-10T09:27:20Z
       
  • Neurostimolazione sacrale: tecnica di impianto
    • Authors: Regusci
      Abstract: Publication date: 2010
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia Generale, Volume 10, Issue 1
      Author(s): S. Regusci
      II fallimento delle terapie conservative delle disfunzioni croniche del basso apparato costituite da incontinenza, minzione imperiosa, urgenza minzionale, pollachiuria e svuotamento incompleto vescicale è una sfida permanente per l’urologo. Si stimano pari al 40% gli insuccessi dei trattamenti farmacologici ed è pertanto logico che si siano sviluppate in questi ultimi anni alcune nuove terapie alternative. La neuromodulazione sacrale rappresenta un approccio poco invasivo ed efficace in queste situazioni. Dopo una fase di studio grazie allo stimolatore temporaneo è possibile giudicare l’efficacia del trattamento. Può allora essere impiantato un neurostimolatore definitivo al prezzo di un intervento in anestesia locale e poco invasivo. La percentuale di successo complessivo si avvicina al 75% durante la fase di stimolazione di prova e raggiunge l’80% dopo l’intervento definitivo. Si deve sottolineare che l’effetto sembra prolungarsi nel tempo con risultati positivi intorno al 70% a 2 anni dall’impianto. La neurostimolazione sacrale è dunque una terapia affidabile, poco invasiva ed efficace delle disfunzioni delle vie urinarie basse che non rispondono più alle terapie conservative.

      PubDate: 2018-03-10T09:27:20Z
       
 
 
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