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EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale
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  Full-text available via subscription Subscription journal
ISSN (Print) 1292-3036
Published by Elsevier Homepage  [3161 journals]
  • Chirurgia dell’orecchio ad ansa
    • Authors: J.-M. Thomassin; P. Dessi; G. Magalon; J. Bardot; C. Forman
      Pages: 1 - 18
      Abstract: Publication date: 2009
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 13, Issue 1
      Author(s): J.-M. Thomassin, P. Dessi, G. Magalon, J. Bardot, C. Forman
      Le deformazioni antiestetiche del padiglione auricolare associano, a gradi variabili, un valgismo, un difetto di curvatura dell’antelice e un’ipertrofia della conca. La loro correzione chirurgica, ancora detta «otoplastica», consiste in una combinazione di diverse tecniche che devono essere semplici, rapide e che hanno dato prova di raggiungere un risultato d’insieme armonico, elegante e duraturo. Oltre alle deformazioni il chirurgo, prima di proporre una tecnica chirurgica, deve sempre tener conto dello spessore della cartilagine, che condiziona la rigidità, l’elasticità del padiglione e il risultato nel tempo. La scelta delle tecniche richiede una valutazione preoperatoria precisa, che deve essere completata con una documentazione fotografica onde evitare ogni insufficienza, irregolarità e rottura in corrispondenza dell’antelice, all’origine di reinterventi chirurgici spesso complessi.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1769-6704(09)70088-9
       
  • Ossiculoplastica
    • Authors: E. Truy; R. Hermann; E. Lescanne
      Pages: 1 - 9
      Abstract: Publication date: October 2017
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 21, Issue 1
      Author(s): E. Truy, R. Hermann, E. Lescanne
      Le tecniche di ossiculoplastica hanno lo scopo di trasmettere l’informazione acustica di natura vibratoria nel modo più efficiente possibile, dalla membrana timpanica, che sia normale o neoformata, fino ai liquidi dell’orecchio interno. Le situazioni che si possono incontrare in patologia sono molto variabili. Nonostante la codificazione degli imperativi biomeccanici ormai ben noti e la varietà di materiali a disposizione dei cofochirurghi, i risultati sono molto variabili, in gran parte condizionati dalle condizioni anatomiche e patologiche incontrate. Queste tecniche devono essere discusse con le alternative audioprotesiche.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(17)85572-3
       
  • Osteotomie maxillomandibolari: basi fondamentali e analitiche cliniche
    • Authors: G. Deffrennes; J. Ferri; E. Garreau; D. Deffrennes
      Pages: 1 - 12
      Abstract: Publication date: October 2017
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 21, Issue 1
      Author(s): G. Deffrennes, J. Ferri, E. Garreau, D. Deffrennes
      Le osteotomie maxillomandibolari sono definite come ogni sezione del mascellare o della mandibola, totale o parziale, che miri a spostare la parte sezionata con finalità morfologiche o funzionali. Questa chirurgia richiede la conoscenza sia dell’anatomia e della fisiologia maxillofacciale sia delle anomalie della crescita, tanto sul piano malformativo che su quello deformante. Essa deve essere stabile a lungo termine, il che non è garantito, nonostante lo stato delle nostre attuali conoscenze. La comprensione della crescita cranio-maxillo-facciale e dei suoi adattamenti funzionali è, quindi, parte integrante di questa stabilità. La finalità di queste osteotomie maxillomandibolari è di normalizzare i rapporti maxillofacciali e occlusali. Il più delle volte, esse sono realizzate in caso di dismorfismo odontomascellare, particolarmente nei casi preprotesici. Attualmente, sono, a volte, utilizzate nel trattamento sintomatico delle sindromi delle apnee ostruttive del sonno.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(17)85573-5
       
  • Osteotomie maxillomandibolari: tecniche chirurgiche e indicazioni
    • Authors: G. Deffrennes; J. Ferri; E. Garreau; D. Deffrennes
      Pages: 1 - 13
      Abstract: Publication date: October 2017
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 21, Issue 1
      Author(s): G. Deffrennes, J. Ferri, E. Garreau, D. Deffrennes
      Le osteotomie maxillomandibolari si definiscono come qualsiasi sezione del mascellare o mandibolare totale o parziale, destinata a spostare la parte sezionata a scopi funzionali o morfologici. Questa chirurgia richiede conoscenze anatomiche e, in particolare, dentarie. L’aspetto funzionale di questi interventi è fondamentale per la loro stabilità a lungo termine. Le loro indicazioni sono numerose, ma le loro finalità consistono nel normalizzare i rapporti maxillofacciali e occlusali. Per realizzare questa chirurgia ortognatica è necessaria un’equipe multidisciplinare, che faccia intervenire soprattutto gli ortodontisti. Questo articolo ha lo scopo di spiegare in dettaglio le varie osteotomie maxillomandibolari più frequenti. Sono state descritte molte tecniche, che non sono più utilizzate o che lo sono in via del tutto eccezionale. Esse non sono, quindi, sviluppate qui. Come per tutti gli interventi chirurgici, ma ancora di più durante queste procedure chirurgiche, la cooperazione tra il chirurgo e l’anestesista è indispensabile.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(17)85575-9
       
  • Chirurgia endoscopica delle ghiandole salivari
    • Authors: S. Vergez; B. Vairel; C. Chossegros; G. De Bonnecaze; F. Faure
      Pages: 1 - 11
      Abstract: Publication date: October 2017
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 21, Issue 1
      Author(s): S. Vergez, B. Vairel, C. Chossegros, G. De Bonnecaze, F. Faure
      Le tecniche di chirurgia endoscopica delle ghiandole sottomandibolari e parotidi hanno significativamente modificato la gestione delle patologie salivari ostruttive e infiammatorie croniche. L’esplorazione endoscopica dei dotti salivari, spesso sotto sedazione o anestesia locale, può consentire una diagnosi di litiasi, di stenosi duttale o altro. In queste situazioni, può essere possibile una gestione chirurgica endoscopica. Nelle sialoendoscopie interventistiche, spesso in anestesia generale, sono attuate la dilatazione delle stenosi e l’asportazione di calcoli, dopo un’eventuale frammentazione. Lo sviluppo delle tecniche chirurgiche endoscopiche salivari limita il ricorso alle parotidectomie e alle submandibulectomie in queste situazioni infiammatorie in cui la morbilità di questi gesti, in particolare nervosa, è aumentata.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(17)85582-6
       
  • Vie d’accesso laterali della fossa infratemporale
    • Authors: Y. Philippe; J. Boyer; P. Bordure
      Pages: 1 - 9
      Abstract: Publication date: October 2016
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 20, Issue 1
      Author(s): Y. Philippe, J. Boyer, P. Bordure
      La fossa infratemporale (FIT) è una regione anatomica profonda del volto. Ricca di elementi neurovascolari, può essere la sede di tumori benigni o maligni che possono richiedere un’esposizione specifica e, quindi, una via d’accesso specifica. Le vie d’accesso laterali possono essere limitate alla FIT (via transzigomatica e vie transmandibolari) o essere estese alle strutture adiacenti e, in particolare, alla base del cranio (via preauricolare sottotemporale e via transpetrosa anteriore). Lateralmente, l’accesso della FIT è sbarrato dall’arcata zigomomalare, dal ramo montante della mandibola e dai principali muscoli masticatori. Rispetto agli accessi anteriori, gli accessi laterali hanno il vantaggio di garantire una buona esposizione del piano medio della base del cranio. Queste tecniche diverse, la loro utilità, i loro vantaggi e i loro limiti saranno esposti successivamente.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(16)76902-1
       
  • Chirurgia dei carcinomi della cavità orale: exeresi e riparazione
    • Authors: F. Jégoux; A. Le Breton; J.-S. Henry
      Pages: 1 - 25
      Abstract: Publication date: October 2016
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 20, Issue 1
      Author(s): F. Jégoux, A. Le Breton, J.-S. Henry
      I carcinomi del pavimento orale richiedono, in un gran numero di casi, un trattamento chirurgico. Questo intervento chirurgico deve interessare sia l’area tumorale che le aree linfatiche. Il trattamento dell’area tumorale comporta sempre un tempo di exeresi e, in seguito, un tempo di riparazione. Il tempo di exeresi deve essere adattato all’estensione del tumore sia a livello dei tessuti molli che a livello dell’osso. In caso di interruzione ossea, la riparazione della continuità ossea, soprattutto se l’interruzione è anteriore, è indispensabile per evitare delle sequele morfologiche e funzionali molto pesanti.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(16)78814-6
       
  • Chirurgia della faccia interna della guancia
    • Authors: C.-A. Righini; E. Reyt
      Pages: 1 - 16
      Abstract: Publication date: October 2016
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 20, Issue 1
      Author(s): C.-A. Righini, E. Reyt
      I tumori della faccia interna della guancia, più rari rispetto alle altre localizzazioni della cavità orale, sono più frequenti nei paesi asiatici perché associati al tabacco da masticare (betel). Sono classificati in lesioni precancerose o cancerose di origine mucosa (carcinoma squamocellulare) o ghiandolare (adenocarcinoma o carcinoma adenoide cistico). Le lesioni precancerose richiedono una resezione limitata per un’analisi anatomopatologica dettagliata e i tumori diagnosticati maligni possono beneficiare di una resezione chirurgica limitata ma estesa in profondità ai muscoli della guancia. Se la resezione della guancia (giugale) resta limitata, la riparazione tissutale non è obbligatoria. Resezioni più estese richiedono una ricostruzione con lembo muscolare, muscolocutaneo, peduncolato o meno, o, altrimenti, dei lembi compositi che includono elementi ossei, specialmente in caso di resezione mandibolare. Si associa, di solito, una resezione linfonodale omolaterale dovuta alla linfofilia.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(16)78815-8
       
  • Ricostruzione delle anomalie congenite del padiglione auricolare
    • Authors: F. Firmin; A. Marchac
      Pages: 1 - 8
      Abstract: Publication date: October 2015
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 19, Issue 1
      Author(s): F. Firmin, A. Marchac
      L’orecchio, la cui architettura è tridimensionale e complessa, può avere delle forme molto varie. Correggere un’anomalia congenita dell’orecchio esterno significa riprodurre dei rilievi assenti o deformati tenendo conto dell’anatomia normale di un orecchio. In genere, solo l’utilizzo di un sostegno cartilagineo può permettere di riprodurre questi rilievi. A lungo considerata difficile e deludente, la ricostruzione delle orecchie malformate con tessuti autologhi permette, attualmente, di ottenere dei risultati esteticamente soddisfacenti e duraturi, quando è realizzata secondo delle regole e dei principi ben stabiliti. Noi affronteremo in questa sede la ricostruzione auricolare nel quadro delle microtie, ma anche in quello delle piccole anomalie, come in caso di criptotia, di orecchio a cornetta, di orecchio di Stahl e di agenesia del lobulo.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(15)70712-1
       
  • Chirurgia funzionale delle agenesie auricolari
    • Authors: E. Truy; T. Van den Abbeele
      Pages: 1 - 10
      Abstract: Publication date: October 2015
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 19, Issue 1
      Author(s): E. Truy, T. Van den Abbeele
      La chirurgia funzionale delle aplasie auricolari maggiori è una sfida chirurgica. Sono apparsi dei miglioramenti tecnici, ma non è possibile ottenere a colpo sicuro un risultato eccellente, anche per i pazienti perfettamente selezionati con una diagnostica per immagini. Questo tempo funzionale deve integrarsi a quello estetico riguardo al padiglione ed essere discusso con le alternative audioprotesiche.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(15)70713-3
       
  • Chirurgia dell’epistassi
    • Authors: J.-M. Prades; M. Gavid; A. Timoshenko
      Pages: 1 - 7
      Abstract: Publication date: October 2015
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 19, Issue 1
      Author(s): J.-M. Prades, M. Gavid, A. Timoshenko
      L’epistassi è una delle urgenze più frequenti in oto-rino-laringoiatria. Essa è, il più delle volte, benigna, ma, talvolta, mette in gioco la prognosi vitale. Essa può essere classificata secondo il suo carattere primario o secondario con una causa evidente, secondo l’età di comparsa nel bambino o nell’adulto e secondo l’origine dell’emorragia anteriore o posteriore rispetto all’orifizio piriforme. La vascolarizzazione arteriosa delle fosse nasali dipende dalle arterie carotidi esterna e interna con numerose anastomosi: l’arteria sfenopalatina, ramo terminale dell’arteria carotide esterna, raggiunge la fossa nasale attraverso il forame sfenopalatino, mentre le arterie etmoidali anteriore e posteriore, rami collaterali dell’arteria oftalmica, percorrono il tetto dell’etmoide prima di raggiungere la fossa nasale. Le indicazioni terapeutiche devono tenere conto dei pazienti a rischio di morte: soggetti anziani, con dei trattamenti anticoagulanti e/o antiaggreganti, portatori di una comorbilità cardiovascolare e di un tumore nasosinusale o che hanno presentato un trauma accidentale o chirurgico. La cauterizzazione selettiva endoscopica precoce delle sedi emorragiche può evitare un tamponamento posteriore per circa i tre quarti dei pazienti. Tuttavia, di fronte alla recidiva emorragica, a maggior ragione nei pazienti a rischio, è proposta la legatura endoscopica dell’arteria sfenopalatina, eventualmente associata alla legatura dell’arteria etmoidale anteriore. Essa permette un controllo dell’emorragia senza una complicanza maggiore per il 90-100% dei pazienti. Tuttavia, una controindicazione all’anestesia generale e una malattia ateromatosa moderata possono far scegliere un’embolizzazione selettiva sotto anestesia locale da parte di un’equipe competente. Il controllo dell’emorragia è ottenuto nel 70-90% dei casi.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(15)70722-4
       
  • Laringectomia totale e faringolaringectomia totale
    • Authors: A. Moya-Plana; H. Mirghani; F. Janot
      Pages: 1 - 6
      Abstract: Publication date: October 2015
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 19, Issue 1
      Author(s): A. Moya-Plana, H. Mirghani, F. Janot
      I cancri del faringolaringe colpiscono un organo chiave della vita di relazione. Essi rappresentano un terzo dei tumori maligni delle vie aerodigestive superiori (VADS). I cancri del laringe si caratterizzano per una prognosi migliore rispetto a quella delle altre localizzazioni, in quanto sono contenuti in una struttura cartilaginea e sono diagnosticati precocemente. I cancri dell’ipofaringe hanno una prognosi più sfavorevole, a causa della loro forte linfofilia, con un rischio elevato di metastasi a distanza. Questi tumori sono spesso di diagnosi tardiva, poiché una parte non trascurabile di essi è scoperta in uno stadio avanzato. Quando è possibile un trattamento chirurgico, si tratta spesso di una chirurgia radicale che ha un impatto importante sulla qualità di vita postoperatoria. Dei protocolli di conservazione d’organo che associano radioterapia e chemioterapia permettono attualmente di evitare la faringolaringectomia totale in una percentuale importante di pazienti. Tuttavia, benché le indicazioni di laringectomia totale e di faringolaringectomia totale siano così diminuite, queste chirurgie conservano un posto fondamentale nell’algoritmo terapeutico dei tumori avanzati del faringolaringe. Esse sono indicate in prima intenzione in caso di controindicazione a un protocollo di conservazione o in caso di recupero dopo l’insuccesso del trattamento medico conservativo. È, allora, raccomandato un lembo di copertura (tipo grande pettorale peduncolato). Alcune situazioni cliniche (lesione circolare, lesione della bocca esofagea, ecc.) possono richiedere delle ricostruzioni faringee più complesse che fanno ricorso a dei lembi liberi microanastomizzati.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(15)70705-4
       
  • Riabilitazione del volto paralizzato
    • Authors: B. Baujat; P. Gangloff
      Pages: 1 - 13
      Abstract: Publication date: October 2015
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 19, Issue 1
      Author(s): B. Baujat, P. Gangloff
      La paralisi facciale è responsabile di un’asimmetria facciale limitata alla zona inferiore per le lesioni centrali, mentre essa colpisce i territori superiore e inferiore nella sua forma periferica. Davanti a questa lesione socialmente inaccettabile, la richiesta del paziente che ne è vittima è di ottenere un risultato identico al suo stato precedente. Noi ricordiamo la valutazione iniziale necessaria per precisare la topografia, quantificare il grado e determinare l’eziologia della paralisi prima di prenderla in carico. Considerato il rischio di comparsa di complicanze oftalmologiche che possono coinvolgere la prognosi visiva, è descritta la condotta da tenere in urgenza. In seguito, è esposta la gestione precoce, sempre preferibile quando è possibile, che specifica le tecniche di ripristino della continuità nervosa. Allo stadio dei postumi, le tecniche di riabilitazione sono trattate per ciascuno dei piani del volto, prima di proporre una strategia che permetta una riabilitazione riproducibile ed efficace per ciascun piano sotto forma di algoritmi decisionali. Grazie alle diverse tecniche che noi svilupperemo in questo articolo, il chirurgo mira a ottenere un risultato simmetrico, sia a riposo che nella mimica, che deve essere funzionale.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(15)70706-6
       
  • Chirurgia delle paralisi laringee
    • Authors: A. Lagier; J.-P. Marie
      Pages: 1 - 21
      Abstract: Publication date: October 2015
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 19, Issue 1
      Author(s): A. Lagier, J.-P. Marie
      Le manifestazioni cliniche e la gestione delle paralisi laringee sono radicalmente diverse a seconda che la paralisi sia monolaterale o bilaterale e in funzione della posizione della o delle corde vocali paralitiche. I vari interventi per le paralisi laringee monolaterali mirano a migliorare la fonazione, poiché la disfonia è il segno funzionale predominante in questo caso. Gli interventi per le paralisi laringee bilaterali mirano a migliorare la respirazione; il risultato in termini di qualità della voce passa, allora, in secondo piano. L’evoluzione è stata verso interventi sempre meno invasivi, grazie alle tecniche endoscopiche e all’uso del laser, ma anche verso migliori risultati funzionali, grazie alle tecniche di reinnervazione.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(15)70707-8
       
  • Chirurgia del forame giugulare
    • Authors: V. Darrouzet; V. Franco-Vidal; D. Liguoro; J.-P. Lavieille
      Pages: 1 - 15
      Abstract: Publication date: October 2014
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 18, Issue 1
      Author(s): V. Darrouzet, V. Franco-Vidal, D. Liguoro, J.-P. Lavieille
      L’accesso chirurgico del forame giugulare è complesso. La sua profondità e la sua vicinanza con il nervo faciale e l’arteria carotide interna sono critiche. La presenza, all’interno di questo orifizio, di nervi misti di alta importanza funzionale e di notevole fragilità complica molto il compito del chirurgo. Quella del bulbo giugulare, essenziale per il drenaggio venoso cerebrale e facilmente invaso, è al centro del rischio chirurgico. L’accesso al forame giugulare si può prendere in considerazione attraverso delle vie d’accesso otologiche, di cui la più utilizzata è la via infratemporale tipo A descritta da Ugo Fisch. Questa via ha dimostrato la sua efficacia nel corso del tempo. Il suo inconveniente principale è di sacrificare poco o molto l’udito e di richiedere una deviazione del nervo faciale. Altre vie d’accesso otologiche più rispettose della posizione del canale facciale e dell’orecchio medio sono state descritte più recentemente per la rimozione di tumori di dimensioni da piccole a medie. Tuttavia, il forame giugulare può essere controllato anche attraverso vie d’accesso puramente neurochirurgiche, rispettando la rocca, la posizione del nervo faciale e l’integrità dell’orecchio medio. Questi accessi, descritti per raggiungere il forame magno, sono in grado di portare il chirurgo a delle lesioni che dipendono dal forame giugulare. Lo scopo di questo lavoro è di fare una descrizione quanto più completa possibile di questi due tipi di accessi, precisando le rispettive indicazioni. Sono evocati i problemi posti dai diversi tumori che possono occupare questo spazio. I paragangliomi timpanogiugulari servono da base di descrizione, ma sono anche specificate le particolarità tecniche sollevate dai meningiomi e dai neurinomi.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(14)68292-4
       
  • Chirurgia del seno mascellare al di fuori dei traumi e dei tumori
    • Authors: J. Michel; F. Antonini; A. Varoquaux; E. Moreddu; P. Dessi
      Pages: 1 - 11
      Abstract: Publication date: October 2014
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 18, Issue 1
      Author(s): J. Michel, F. Antonini, A. Varoquaux, E. Moreddu, P. Dessi
      La chirurgia del seno mascellare, a esclusione dei traumi e dei tumori, può essere divisa in tre grandi interventi che sono: la meatotomia media, la meatotomia inferiore e l’accesso vestibolare al seno mascellare (accesso di Caldwell-Luc). Ognuno di questi interventi può essere realizzato o con un obiettivo funzionale e terapeutico o per servire da via d’accesso chirurgica. Il principio comune a questi gesti è di creare una cavità mascellare, rivestita di mucosa, ben ventilata e che garantisca un drenaggio sufficiente a livello del meato medio. La mucosa deve, quindi, essere conservata al massimo per favorire la rigenerazione mucosa e per evitare la formazione di tessuto cicatriziale fibroso non funzionale. Un bilancio preoperatorio, clinico, endoscopico e TC preciso è richiesto prima di ogni gesto. Come per qualsiasi chirurgia endoscopica endonasale, è necessario conoscere bene le indicazioni operatorie, l’anatomia e i tempi operatori. Le principali complicanze sono le effrazioni orbitarie, le lesioni della via lacrimale, le emorragie e le lesioni del nervo infraorbitario.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(14)68293-6
       
  • Chirurgia delle comunicazioni oro-naso-sinusali
    • Authors: R. Breheret; S. Boucher; L. Laccourreye
      Pages: 1 - 7
      Abstract: Publication date: October 2014
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 18, Issue 1
      Author(s): R. Breheret, S. Boucher, L. Laccourreye
      Le comunicazioni oro-naso-sinusali sono, il più delle volte, iatrogene dopo le estrazioni dentarie. I problemi funzionali posti da questi tragitti anormali tra la cavità orale e le cavità nasosinusali richiedono un trattamento chirurgico. Ci si propone, qui, di fare il punto sulle tecniche chirurgiche più affidabili per realizzare la chiusura di queste fistole, senza compromettere la prognosi funzionale ed estetica dei pazienti.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(14)68294-8
       
  • Chirurgia dei tumori delle labbra
    • Authors: O. Malard; G. Michel; F. Espitalier
      Pages: 1 - 15
      Abstract: Publication date: October 2014
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 18, Issue 1
      Author(s): O. Malard, G. Michel, F. Espitalier
      La principale causa di perdita di sostanza delle labbra è l’origine tumorale maligna (carcinoma epidermoide); essa riguarda il labbro inferiore nel 90% dei casi. Le raccomandazioni chirurgiche a proposito degli imperativi oncologici dei tumori delle labbra sono molto ben codificate. La ricostruzione delle perdite di sostanza delle labbra rappresenta una sfida terapeutica che deve permettere di rispondere a due esigenze principali: fornire ai pazienti un risultato estetico di buona qualità e conservare la funzione labiale indispensabile per la fonazione e l’alimentazione. Le fasi dell’analisi della perdita di sostanza, essenziali nella scelta della procedura di riparazione, sono ricordate in questa esposizione. Numerosissime tecniche chirurgiche sono state descritte e sono utilizzabili per riparare una perdita di sostanza labiale. Per imparare le ricostruzioni labiali, non è assolutamente necessario conoscere esaustivamente le tecniche chirurgiche disponibili, ma poter proporre una metodica affidabile e costante. Questa esposizione propone una condotta gerarchizzata e riproducibile, che permetta di affrontare la maggioranza delle situazioni a cui il chirurgo dovrà far fronte in caso di tumore labiale e la perdita di sostanza che ne deriva. Questa esposizione si propone di realizzare una sintesi delle tecniche chirurgiche, basandosi su delle indicazioni consensuali. Viene precisato l’atteggiamento nei confronti delle aree linfonodali. L’alternativa ai trattamenti chirurgici (come la curieterapia interstiziale) esce del campo di questo studio e non sarà affrontata qui.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(14)68295-x
       
  • Trattamento delle fistole esofagotracheali
    • Authors: C. Righini; P.-Y. Brichon; C. Pison; E. Reyt
      Pages: 1 - 17
      Abstract: Publication date: October 2014
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 18, Issue 1
      Author(s): C. Righini, P.-Y. Brichon, C. Pison, E. Reyt
      Le fistole esofagotracheali (FET) corrispondono a una comunicazione tra la trachea e l’esofago. Esse possono essere congenite o acquisite. Solo le FET acquisite sono discusse in questo articolo. Si tratta di una patologia rara, ma per la quale le eziologie sono molteplici. La diagnosi si basa sulla clinica. Il ricorso agli esami complementari, endoscopici e radiologici, permette di confermare la diagnosi, di sospettare o di confermare un’eziologia e di fornire degli elementi su topografia, morfologia ed estensione della FET. Questi elementi sono utili per le scelte terapeutiche. Il trattamento è medico e chirurgico. Esso può essere curativo o palliativo. La scelta del trattamento o dei trattamenti dipende dallo stato locale, dallo stato generale e dalla prognosi vitale del paziente. La concertazione tra medici e chirurghi permette di ottimizzare il trattamento. Quando la chirurgia a cielo aperto non è possibile, può essere proposta l’endoscopia interventistica esofagotracheale, a condizione di disporre del materiale adatto e di padroneggiare questo tipo di tecnica.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(14)68296-1
       
  • Gestione delle fistole orofaringee postoperatorie
    • Authors: A. Lasne-Cardon; D. Blanchard; E. Babin
      Pages: 1 - 9
      Abstract: Publication date: October 2017
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 21, Issue 1
      Author(s): A. Lasne-Cardon, D. Blanchard, E. Babin
      Le fistole faringee corrispondono a comunicazioni tra la cavità faringea e l’esterno che si verificano nel 50% dei casi in media dopo chirurgia di exeresi faringolaringea. I fattori di rischio, come la denutrizione, l’estensione dell’exeresi o la radioterapia neoadiuvante, sono numerosi ma molto discussi. La diagnosi è clinica. Gli esami complementari sono utilizzati principalmente per rilevare sovrainfezioni, complicanze vascolari o un’evoluzione tumorale. Il transito esofago-gastro-duodenale può essere utile per individuare una fistola incipiente prima della rialimentazione orale. Il trattamento iniziale è medico, basato sulle cure locali, e, poi, chirurgico, in caso di insuccesso. Occorre tenere conto dello stato locale e generale per fare la migliore scelta terapeutica. Misure di prevenzione devono essere utilizzate per ridurre l’incidenza delle fistole e le loro conseguenze psicologiche, estetiche ed economiche sulla prognosi e sulla qualità di vita dei pazienti.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1636-5577(17)82122-2
       
  • Tracheotomia
    • Authors: S. Ballivet de Régloix; O. Maurin; A. Crambert; G. Bonfort; P. Clément; Y. Pons; M. Kossowski
      Pages: 1 - 15
      Abstract: Publication date: October 2017
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 21, Issue 1
      Author(s): S. Ballivet de Régloix, O. Maurin, A. Crambert, G. Bonfort, P. Clément, Y. Pons, M. Kossowski
      La tracheotomia è una tecnica di liberazione e protezione delle vie respiratorie, che si basa sull’apertura anteriore della trachea cervicale e sul posizionamento di una cannula. Essa può essere realizzata in urgenza o nel quadro di una procedura programmata. Le tecniche percutanee sono quelle più spesso utilizzate e la tracheotomia classica chirurgica diviene una tecnica di recupero quando le precedenti sono controindicate. Una tecnica rigorosa e le cure postoperatorie prevengono le complicanze. Dopo un richiamo anatomofisiologico, sono affrontate le indicazioni della tracheotomia, le diverse tecniche, nonché le cure postoperatorie e le complicanze.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1634-7080(17)83684-3
       
  • Chirurgia riparativa della piramide nasale
    • Authors: A. Jourdain; C. Beauvillain de Montreuil; O. Malard
      Pages: 1 - 16
      Abstract: Publication date: October 2013
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 17, Issue 1
      Author(s): A. Jourdain, C. Beauvillain de Montreuil, O. Malard
      Le perdite di sostanza (PDS) del naso pongono dei problemi frequenti di riparazione, sia funzionali che estetici. Attualmente, le PDS sono spesso la conseguenza di una chirurgia di exeresi per tumori dermatologici maligni e, più raramente, sono traumatiche. Le tecniche di riparazione attuali beneficiano dei progressi della chirurgia plastica: conoscenza delle unità e delle subunità estetiche e delle linee di Kraissl che corrispondono alle rughe di espressione, preferibili alle classiche linee di Langer, disegnate sul cadavere, che non tengono conto dell’azione muscolare dei pellicciai. Queste tecniche, adattate all’età, sono diverse nel soggetto giovane, dove le cicatrici dei prelievi di lembi restano visibili per molto tempo mentre, nel soggetto anziano, le cicatrici sono, il più delle volte, discrete. Le PDS del naso sono superficiali o interruttrici. Le PDS superficiali possono essere riparate con lembi cutanei prelevati a livello del naso o delle regioni adiacenti. Le PDS interruttrici richiedono una riparazione in tre piani, cutaneo, mucoso e cartilagineo intermediario. Il lembo frontale è spesso insostituibile per la riparazione del piano cutaneo superficiale. Nei pazienti anziani, in cattivo stato generale o quando la situazione oncologica è incerta, può essere proposto il ricorso a una protesi nasale oppure a un’epitesi.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(13)65425-5
       
  • Chirurgia del fibroma nasofaringeo
    • Authors: B. Verillaud; E. Sauvaget; D. Bresson; J.-P. Guichard; J.-P. Saint-Maurice; H. Tran; R. Kania; P. Herman
      Pages: 1 - 12
      Abstract: Publication date: October 2013
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 17, Issue 1
      Author(s): B. Verillaud, E. Sauvaget, D. Bresson, J.-P. Guichard, J.-P. Saint-Maurice, H. Tran, R. Kania, P. Herman
      Il trattamento di riferimento del fibroma nasofaringeo rimane l’exeresi chirurgica. I progressi compiuti nel settore della diagnostica per immagini, dell’embolizzazione selettiva e della strumentazione hanno permesso di ridurre notevolmente la morbilità legata alla chirurgia di questo tumore ipervascolarizzato. Anche le tecniche chirurgiche sono progredite. Attualmente, le vie d’accesso endoscopiche endonasali permettono, nella maggior parte delle situazioni, di ottenere un’exeresi di qualità, limitando al tempo stesso le sequele estetiche e funzionali. I tumori limitati alla fossa pterigopalatina e alla fossa nasale sono stati i primi a essere operati per via endonasale. I miglioramenti nel settore dell’esposizione (resezione del setto, maxillectomia mediale), delle vie transmascellari e delle vie transpterigoidee permettono di gestire dei tumori estesi alla fossa infratemporale, alla regione dell’apice petroso, al forame lacero e al clivus. Anche alcune estensioni intracraniche limitate (forame rotondo e ovale, planum sfenoidale, lamina cribrosa) sono accessibili a un’exeresi endoscopica. Un accesso esterno resta comunque indispensabile in alcune situazioni: invasione intracranica importante, inguainamento dell’arteria carotide interna, estensione molto laterale alla fossa temporale al di sopra dello zigomo ed estensione tumorale posteriormente o lateralmente al nervo ottico. Quando la resezione completa provoca una morbilità giudicata inaccettabile, può, talvolta, essere lasciato in sede un frammento tumorale. In tutti i casi, il monitoraggio postoperatorio passa attraverso una diagnostica per immagini precoce, per individuare e trattare un eventuale residuo tumorale passato inosservato, poi attraverso un follow-up clinico e radiologico prolungato.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(13)65426-7
       
  • Adenoidectomia e tonsillectomia
    • Authors: C. Martins Carvalho; C. Clodic; F. Rogez; L. Delahaye; R. Marianowski
      Pages: 1 - 13
      Abstract: Publication date: October 2013
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 17, Issue 1
      Author(s): C. Martins Carvalho, C. Clodic, F. Rogez, L. Delahaye, R. Marianowski
      In Francia, circa 50000 tonsillectomie, associate o meno a un’adenoidectomia, sono realizzate ogni anno nel bambino (fonte Programma di medicalizzazione dei sistemi di informazione [PMSI] 2008). Malgrado la frequenza del gesto chirurgico, la tonsillectomia non è un atto anodino, e la sua morbimortalità rimane non trascurabile, in particolare in termini di dolore e di emorragia postoperatori. Da una ventina di anni sono comparsi nuovi strumenti chirurgici e il loro utilizzo nella tonsillectomia offre dei risultati soddisfacenti. Si tratta, in particolare, della radiofrequenza e del microdebrider. Numerosi studi confrontano queste tecniche con le tecniche di coagulazione più antiche. Altre evoluzioni hanno avuto luogo a proposito delle indicazioni operatorie. Nel bambino, le indicazioni all’adenotonsillectomia per infezioni a ripetizione hanno visto il loro ruolo ridursi, a vantaggio delle sindromi delle apnee ostruttive del sonno, che rappresentano attualmente due terzi delle indicazioni. Un’ultima evoluzione è la gestione della tonsillectomia del bambino in chirurgia ambulatoriale, secondo alcuni criteri ben definiti nelle raccomandazioni.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(13)65427-9
       
  • Vie d’accesso alla giunzione cervicotoracica
    • Authors: N. Guevara; D. Pop; N. Venissac; L. Castillo
      Pages: 1 - 8
      Abstract: Publication date: October 2013
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 17, Issue 1
      Author(s): N. Guevara, D. Pop, N. Venissac, L. Castillo
      La conoscenza precisa dell’anatomia chirurgica dello sbocco cervicotoracico consente la chirurgia cervicale bassa in condizioni di sicurezza ottimale. Varie vie d’accesso sono descritte in funzione delle indicazioni chirurgiche. Questi differenti accessi, realizzati in urgenza o in chirurgia programmata, devono permettere una buona esposizione, al fine di assicurare una chirurgia efficace con un controllo vascolare permanente. Le indicazioni, i vantaggi e gli svantaggi delle vie d’accesso mediane e laterali alla giunzione cervicotoracica sono spiegati qui sotto. Sono dettagliati anche gli apporti tecnici moderni di questa chirurgia, quali la mediastinoscopia e il monitoraggio nervoso dei nervi laringei inferiori.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(13)65428-0
       
  • Monitoraggio intraoperatorio in chirurgia otorinolaringoiatrica
    • Authors: A. Uziel; F. Venail; R. Garrel; C. Cartier
      Pages: 1 - 16
      Abstract: Publication date: October 2013
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 17, Issue 1
      Author(s): A. Uziel, F. Venail, R. Garrel, C. Cartier
      Il monitoraggio può essere definito dall’insieme delle tecniche che permettono di fornire al chirurgo un’informazione sulla funzione di un nervo cranico durante un intervento chirurgico. Esso è divenuto in questi ultimi anni uno strumento di aiuto nella chirurgia otorinolaringoiatrica, in particolare nella chirurgia cervicale, otologica o della base del cranio. Questa tecnica è stata inizialmente sviluppata per il monitoraggio della funzione facciale durante la chirurgia dello schwannoma vestibolare, poi si è ampliata ai settori della chirurgia dell’orecchio medio, della parotide e della tiroide. Essa permette di aiutare il chirurgo a individuare le strutture nervose, ma, soprattutto, di avvertirlo mediante un allarme ogni volta che il suo gesto è traumatizzante per il nervo. Parallelamente si sono sviluppate delle tecniche elettrofisiologiche di monitoraggio dell’attività del nervo cocleare che, benché non scatenino un allarme in tempo reale, forniscono delle informazioni durante l’intervento sulla funzione uditiva e consentono di stabilire una prognosi sulla conservazione dell’udito al termine dell’intervento. Attraverso questo articolo, spiegheremo in dettaglio i metodi che permettono il monitoraggio motorio e sensoriale dei nervi della base del cranio, dalla loro origine fino al loro tragitto extracranico. Preciseremo le indicazioni del monitoraggio dei nervi nella chirurgia della base del cranio, in chirurgia otologica e in chirurgia cervicale, specificando i risultati attesi, ma anche e soprattutto i limiti di questi metodi, di cui il medico deve essere pienamente cosciente.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(13)65429-2
       
  • Chirurgia delle paratiroidi
    • Authors: D. Malinvaud; O. Laccourreye; P. Bonfils
      Pages: 1 - 9
      Abstract: Publication date: October 2016
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 20, Issue 1
      Author(s): D. Malinvaud, O. Laccourreye, P. Bonfils
      La chirurgia delle paratiroidi ha conosciuto notevoli progressi nel corso degli ultimi anni, sotto l’impulso degli esami di localizzazione delle ghiandole patologiche nel periodo preoperatorio. L’ecografia in primis e, poi, la scintigrafia con sestamibi (metossi-isobutil-isonitrile) a due fasi, la cui affidabilità si avvicina al 90% o lo supera, autorizzano, oggi, delle chirurgie mini-invasive, mirate, laddove, qualche anno fa, veniva realizzata solo una chirurgia cervicale bilaterale. Questa evoluzione nel trattamento chirurgico degli iperparatiroidismi riguardaprincipalmente l’iperparatiroidismo primario, nel quale la patologia riguarda una sola delle quattro ghiandole in più dell’85% dei casi. Questo approccio minimamente invasivo ha, dunque, come obiettivo, grazie alla valutazione preoperatoria della localizzazione, di indirizzare l’intervento chirurgico alla ghiandola colpita, senza esplorare le altre ghiandole paratiroidee. Gli indici di guarigione sono identici a quelli della chirurgia bilaterale tradizionale, con interventi talvolta realizzabili in anestesia locale, meno complicanze e un costo totale inferiore. Questo articolo descrive questa strategia chirurgica e le diverse tecniche chirurgiche utilizzate.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1636-5577(16)79488-0
       
  • Chirurgia dei traumi facciali
    • Authors: M. Daval; J.-B. Charrier
      Pages: 1 - 28
      Abstract: Publication date: October 2012
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 16, Issue 1
      Author(s): M. Daval, J.-B. Charrier
      La gestione dei traumi facciali è, in genere, pluridisciplinare (urgentisti, rianimatori, otorinolaringoiatri, chirurghi maxillofacciali, oftalmologi, neurochirurghi, odontoiatri). Una volta considerati i rischi vitali (respiratori ed emorragici), un bilancio iniziale delle lesioni deve permettere una gerarchizzazione e un planning terapeutico accorto. Il trattamento deve prendere in considerazione il contesto clinico generale così come le conseguenze funzionali ed estetiche, immediate e differite, generate dalla frattura o dalle fratture. La gestione dei traumi facciali è notevolmente progredita dai suoi inizi e, in particolare, in questi ultimi decenni, in virtù dei progressi realizzati nella diagnostica per immagini e nel materiale di osteosintesi. Essa non è, tuttavia, univoca. Sono esposti successivamente, in questo articolo, il trattamento delle ferite e, quindi, quello delle fratture del volto, prendendo in considerazione le vie d’accesso, il materiale di osteosintesi e, infine, l’atteggiamento specifico in funzione del tipo di frattura secondo il piano interessato.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(12)62655-8
       
  • Trattamento chirurgico del diverticolo faringoesofageo
    • Authors: A. Giovanni; L. Santini
      Pages: 1 - 8
      Abstract: Publication date: October 2012
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 16, Issue 1
      Author(s): A. Giovanni, L. Santini
      Il trattamento del diverticolo faringoesofageo, o diverticolo di Zenker, è esclusivamente chirurgico. Solo i diverticoli sintomatici invalidanti o complicati devono, tuttavia, essere proposti per una chirurgia; negli altri casi è raccomandata un’astensione terapeutica con monitoraggio. In effetti, la chirurgia del diverticolo è una chirurgia a rischio di complicanze gravi (come la mediastinite), che sono tanto più gravi in quanto la popolazione interessata è costituita da soggetti anziani o molto anziani. L’arrivo della chirurgia endoscopica, alternativa alla chirurgia classica per cervicotomia, ha permesso di semplificare i postumi operatori offrendo, al tempo stesso, dei risultati soddisfacenti. La decisione di una chirurgia in questa patologia deve essere condizionata dalla valutazione precisa del bilancio tra benefici attesi e rischi operatori.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(12)62656-x
       
  • Chirurgia degli spazi parafaringei
    • Authors: M. Makeieff; B. Guerrier
      Pages: 1 - 10
      Abstract: Publication date: October 2012
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 16, Issue 1
      Author(s): M. Makeieff, B. Guerrier
      Gli spazi parafaringei, retrofaringeo, pre- e retrostiloideo, costituiscono una regione anatomica profonda situata sotto la base del cranio. La chirurgia degli spazi parafaringei è di indicazione poco frequente e pone dei problemi di accesso e di esposizione importanti. Essa è proposta soprattutto nel trattamento dei tumori, il più delle volte benigni (tumori delle ghiandole salivari, tumori nervosi e paragangliomi), ma anche degli ascessi. Si può prendere in considerazione solo al termine di un bilancio di diagnostica per immagini quanto più completo possibile. Le vie d’accesso dipendono allora dalla topografia, dalle dimensioni del tumore e dalla sua natura istologica.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(12)62658-3
       
  • Dacrio-cisto-rinostomia endoscopica
    • Authors: P. Klap; J.-A. Bernard; M. Cohen; D. Schapiro; F. Heran
      Pages: 1 - 16
      Abstract: Publication date: 2011
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 15, Issue 1
      Author(s): P. Klap, J.-A. Bernard, M. Cohen, D. Schapiro, F. Heran
      La dacrio-cisto-rinostomia (DCR) endoscopica permette di ristabilire una comunicazione tra le vie lacrimali e la fossa nasale per via endonasale, senza incidere la cute del volto. L’indicazione chirurgica è posta dall’oftalmologo, dall’esame rinologico e dalla diagnostica per immagini medica, costituita principalmente dalla dacrioTC, che precisa le modalità operatorie. I metodi endoscopici non consentono, tuttavia, di dimenticare i tre principi chirurgici della DCR classica, che devono assolutamente essere rispettati, pena il rischio di insuccesso: rispettare la pompa lacrimale, ottenere una neocomunicazione tra le vie lacrimali e la fossa nasale quanto più ampia possibile, centrare l’apertura della stomia sul canalicolo di unione. La DCR endonasale sotto videoendoscopia tende sempre più a soppiantare la via esterna. Essa ottiene praticamente lo stesso tasso di successi definitivi, ma permette, inoltre, una guarigione rapida grazie a un controllo visivo permanente, con assenza pressoché totale di sanguinamento e, soprattutto, senza cicatrici cutanee. Infine, da una quindicina di anni, sono comparse nuove tecniche: DCR laserassistita (per via transcanalicolare, endonasale o con una combinazione delle due), protesi endocanalari (stent, palloncini) e interventi sotto microendoscopia endocanalicolare. Queste tecniche non hanno, per il momento, dimostrato risultati stabili.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(11)70710-6
       
  • Chirurgia dell’imperforazione coanale
    • Authors: N. Teissier; T. Van Den Abbeele
      Pages: 1 - 8
      Abstract: Publication date: 2011
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 15, Issue 1
      Author(s): N. Teissier, T. Van Den Abbeele
      L’imperforazione coanale è una malformazione rara le cui forme bilaterali sono responsabili di un distress respiratorio neonatale caratteristico. Le forme monolaterali sono spesso di diagnosi più tardiva. Questa malformazione può integrarsi in un’associazione malformativa, in particolare l’associazione CHARGE (coloboma, heart, choanal atresia, retarded growth, genital hypoplasia, ear anomalies). Lo sviluppo della diagnostica per immagini medica moderna e delle tecniche di chirurgia mini-invasiva sotto il controllo videoendoscopico ha modificato notevolmente i principi di gestione di questi bambini.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(11)70711-8
       
  • Chirurgia delle ferite e dei traumi della laringe e della trachea
           cervicale
    • Authors: Y. Pons; I. Hunkemöller; P. Le Page; M. Raynal; M. Kossowski
      Pages: 1 - 10
      Abstract: Publication date: 2011
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 15, Issue 1
      Author(s): Y. Pons, I. Hunkemöller, P. Le Page, M. Raynal, M. Kossowski
      Le ferite laringotracheali mettono in gioco la prognosi vitale immediata. La loro gestione richiede un’esplorazione chirurgica dopo controllo e stabilizzazione delle funzioni vitali. Un breve richiamo di anatomia permette di comprendere i motivi della fragilità dell’asse laringotracheale e i principi della riparazione delle lesioni. Questo tempo di riparazione è analizzato in funzione del livello lesionale e delle strutture affette, che siano cartilaginee, membranose o mucose.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(11)70712-x
       
  • Tecniche chirurgiche di impianto di ausili uditivi in otoneurologia
    • Authors: E. Truy; D. Bouccara; O. Sterkers; J.-M. Triglia
      Pages: 1 - 21
      Abstract: Publication date: 2010
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 14, Issue 1
      Author(s): E. Truy, D. Bouccara, O. Sterkers, J.-M. Triglia
      Questo articolo ha lo scopo di descrivere l’essenziale delle tecniche chirurgiche riguardo agli ausili uditivi impiantabili attualmente disponibili. Quando è stato giudicato utile richiamare l’anatomia chirurgica, l’accento è stato posto sui punti essenziali. Saranno passati in rassegna gli impianti cocleari, gli impianti uditivi del tronco cerebrale, gli ausili uditivi ad ancoraggio osseo e, infine, gli impianti dell’orecchio medio. Sono ricordati le indicazioni, i principi di funzionamento e i risultati. Sono affrontate le varianti chirurgiche. È stato previsto uno sviluppo per le indicazioni particolari quando può derivarne una modificazione della tecnica standard. Analogamente sono trattate le complicanze, parte purtroppo integrale delle tecniche chirurgiche.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(10)70109-7
       
  • Trattamento chirurgico dell’otosclerosi. Aspetti tecnici e
           medicolegali
    • Authors: P. Bonfils; J. Bertrand
      Pages: 1 - 12
      Abstract: Publication date: 2010
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 14, Issue 1
      Author(s): P. Bonfils, J. Bertrand
      La chirurgia dell’otosclerosi, nata negli anni Sessanta, è una chirurgia funzionale, che dà dei buoni risultati. Un miglioramento dell’udito è ottenuto in più del 95% dei pazienti. L’indicazione chirurgica deve essere posta con attenzione e si basa sull’analisi di fattori uditivi, ma anche generali. La presenza di una sordità, di natura trasmissiva e fonte di limitazione sociale, è una condizione indispensabile. La realizzazione di un esame TC, al fine di evidenziare il focolaio otosclerotico, è raccomandata dalla Société française d’oto-rhino-laryngologie et de chirurgie de la face et du cou. Possono essere realizzate diverse tecniche: platinectomia parziale o totale e platinotomia, con o senza laser. Non vi sono attualmente meta-analisi che sintetizzino i risultati della chirurgia dell’otosclerosi. Nessuno studio di questo tipo permette attualmente di affermare che una tecnica operatoria sia inferiore o superiore a un’altra. Lo studio delle grandi casistiche storiche e più recenti della letteratura mostra una stabilità dei risultati da molti anni. Il rischio di complicanze postoperatorie è da prendere in considerazione e deve essere spiegato al paziente, in particolare quello di cofosi postoperatoria, che è stimato tra lo 0,5% e l’1% degli interventi. Le altre complicanze sono dominate da una disgeusia spesso reversibile, da vertigini e da una perforazione della membrana timpanica. Queste complicanze possono essere fonte di conflitto con i pazienti quando non sono state spiegate prima dell’intervento e quando le alternative terapeutiche non sono state illustrate e commentate. Questa comprensione e l’accettazione da parte del paziente dei rischi operatori sono punti importanti. L’informazione del paziente deve essere più chiara e completa possibile, basandosi sui dati della letteratura medica. È indispensabile la raccolta di un consenso informato, di cui un esempio è stato pubblicato on line dal portale ORL France sotto l’egida del Collège français d’otorhino- laryngologie (ORL) et de chirurgie cervico-faciale e della Société française d’oto-rhino-laryngologie et de chirurgie de la face et du cou.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(10)70110-3
       
  • Chirurgia della faccia interna della guancia
    • Authors: C.-A. Righini; E. Reyt
      Pages: 1 - 13
      Abstract: Publication date: 2010
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 14, Issue 1
      Author(s): C.-A. Righini, E. Reyt
      I tumori della faccia interna della guancia, più rari rispetto alle altre localizzazioni della cavità orale, sono più frequenti nei paesi asiatici poiché sono associati al tabacco masticato (betel). Sono distinti in lesioni precancerose o cancerose di origine mucosa (carcinoma epidermoide) o ghiandolare (adenocarcinoma o carcinoma adenoide cistico). Le lesioni precancerose richiedono una resezione limitata per un’analisi anatomopatologica dettagliata e i tumori maligni accertati possono beneficiare di una resezione chirurgica limitata ma estesa ai muscoli della guancia in profondità. Se la resezione della guancia rimane limitata, la riparazione tissutale non è obbligatoria. Resezioni più estese richiederanno una ricostruzione con un lembo muscolare e muscolocutaneo, peduncolato o meno, o anche con lembi compositi che includano un elemento osseo, in particolare in caso di resezione mandibolare. Si associa loro generalmente uno svuotamento linfonodale omolaterale a causa della loro linfofilia.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(10)70111-5
       
  • Fonochirurgia dei tumori benigni delle corde vocali
    • Authors: A. Giovanni; A. Lagier; M. Remacle
      Pages: 1 - 14
      Abstract: Publication date: 2010
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 14, Issue 1
      Author(s): A. Giovanni, A. Lagier, M. Remacle
      La fonochirurgia è la chirurgia delle corde vocali realizzata allo scopo di migliorare la voce. L’intervento fonochirurgico mira a ristabilire un’anatomia normale della corda vocale e una vibrazione della glottide morbida e regolare, più vicina possibile alla vibrazione fisiologica. Essa si differenzia quindi dalle laringoscopie realizzate a fini bioptici, che sono escluse da questa esposizione. L’intervento chirurgico è condotto sotto anestesia generale attraverso una laringoscopia in sospensione con l’aiuto di microstrumenti e di laser, a seconda dei casi. Qualunque sia la tecnica impiegata, la fonochirurgia si integra sempre in una strategia terapeutica che comprende non soltanto l’atto chirurgico, ma anche la correzione dei fattori eziologici e la gestione della disfunzione vocale, il più delle volte mediante la rieducazione ortofonica.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(10)70112-7
       
  • Trattamento endoscopico e chirurgico dei tumori della trachea cervicale
    • Authors: J.-C. Pignat; M. Poupart; O. Merrot
      Pages: 1 - 5
      Abstract: Publication date: 2010
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 14, Issue 1
      Author(s): J.-C. Pignat, M. Poupart, O. Merrot
      I tumori tracheali rappresentano una patologia rara. Il trattamento dei tumori maligni è, prima di tutto, chirurgico. Lo sviluppo dell’endoscopia terapeutica, in particolare con l’apporto recente del laser e degli stent endotracheali, ha permesso la gestione di questi pazienti. Il trattamento dei tumori benigni si basa essenzialmente sul laser. La chirurgia resta possibile in alcuni casi particolari. La gestione dei traumi tracheali che non causano una stenosi dipende dalla gravità della lesione stessa e dalle sue conseguenze su una delle funzioni vitali.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(10)70113-9
       
  • Tracheotomia
    • Authors: M. Kossowski; Y. Pons; I. Hunkemoller; P. Le Page; M. Raynal; P. Clapson; C. Hoffmann; B. Debien
      Pages: 1 - 14
      Abstract: Publication date: October 2012
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 16, Issue 1
      Author(s): M. Kossowski, Y. Pons, I. Hunkemoller, P. Lo Page, M. Raynal, P. Clapson, C. Hoffmann, B. Debien
      La tracheotomia realizza un cortocircuito delle vie aeree superiori che può essere realizzato in urgenza o nel quadro di una procedura programmata. Le tecniche percutanee conoscono uno sviluppo da alcuni anni e la tracheotomia classica chirurgica diviene sempre più una tecnica di salvataggio, quando le precedenti sono controindicate. Una tecnica rigorosa e le cure postoperatorie prevengono le complicanze. Queste diverse tecniche, le loro complicanze e le loro indicazioni sono studiate secondo nozioni di anatomia e di fisiologia pratiche.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1635-2505(12)61943-4
       
  • Decompressione del meato acustico interno attraverso la via della fossa
           cerebrale media
    • Authors: J.-M. Thomassin; P. Dessi; J.-B. Danvin; C. Forman-Glard; A. Bailhache-Benhima; P.-H. Roche
      Pages: 1 - 6
      Abstract: Publication date: 2009
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 13, Issue 1
      Author(s): J.-M. Thomassin, P. Dessi, J.-B. Danvin, C. Forman-Glard, A. Bailhache-Benhima, P.-H. Roche
      La via della fossa cerebrale media (o via sovrapetrosa) descritta da House nel 1958 permette, con un approccio extradurale, di accedere alla faccia superiore dell’osso petroso. È la tecnica più indicata per realizzare una decompressione del nervo facciale, una neurotomia vestibolare, l’exeresi di uno schwannoma vestibolare (stadi I e II) e nella chirurgia neoplastica dell’apice petroso (colesteatoma primitivo della rocca, emangiomi, ecc.). In caso di neurinoma dell’acustico nell’unico orecchio udente o nel quadro di neurinomi bilaterali (neurofibromatosi di tipo 2), la decompressione chirurgica del meato acustico interno può essere indicata con l’obiettivo principale di salvaguardare, il più a lungo possibile, una funzione uditiva utile e, soprattutto, di intraprendere un trattamento radioterapico della lesione per esempio, gamma knife). Gli autori descrivono i differenti tempi chirurgici della tecnica.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(09)70115-4
       
  • Accesso chirurgico all’arteria carotide interna intrapetrosa
    • Authors: J.-M. Thomassin; A. Branchereau; P.-É. Magnan; S. Malikof; P. Dessi; A. Bailhache; J.-B. Danvin
      Pages: 1 - 8
      Abstract: Publication date: 2009
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 13, Issue 1
      Author(s): J.-M. Thomassin, A. Branchereau, P.-É. Magnan, S. Malikof, P. Dessi, A. Bailhache, J.-B. Danvin
      L’arteria carotide interna cervicale alta, profondamente nascosta sotto la base cranica, ha un accesso chirurgico difficile. Le lesioni displasiche, aneurismatiche o traumatiche, giustificano il controllo di questo asse vascolare. Gli autori espongono una tecnica chirurgica con accesso infratemporale anteriore senza deviazione del nervo facciale né sacrificio della funzione uditiva. I tempi operatori chiave sono la lussazione in avanti del condilo mandibolare dopo una dissezione sottoperiostea, che consente un accesso diretto allo spazio intergiugulocarotideo, e la fresatura dell’apofisi vaginale dell’osso timpanico, che apre l’accesso alla faccia posteroesterna della porzione verticale del canale carotideo. Questo intervento richiede una stretta collaborazione tra otorinolaringoiatra e chirurgo vascolare. Il controllo dell’arteria carotide interna così ottenuto permette di trattare con la chirurgia vascolare ricostruttiva alcune lesioni giudicate inoperabili fino a qualche anno or sono. Questa tecnica, che permette di eludere il sacrificio della funzione uditiva evitando sequele estetiche facciali, si rivela particolarmente interessante da quando è stato riscontrato che le lesioni displasiche della carotide interna sono bilaterali nel 60–70% dei casi.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(09)70116-6
       
  • Chirurgia delle perforazioni del setto
    • Authors: J.-M. Thomassin; P. Dessi; C. Forman; J.-B. Danvin; A. Bailhache
      Pages: 1 - 14
      Abstract: Publication date: 2009
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 13, Issue 1
      Author(s): J.-M. Thomassin, P. Dessi, C. Forman, J.-B. Danvin, A. Bailhache
      II più delle volte asintomatiche, le perforazioni settali sono spesso scoperte durante l’esame clinico. Peraltro, si manifestano con una rinite crostosa, epistassi recidivanti o fischi. L’origine di queste perforazioni è dominata dalle cause iatrogene (settoplastica), ma un’indagine diagnostica approfondita porta talvolta alla scoperta di patologie più rare (malattia di Wegener, sarcoidosi) o inconfessate (cocaina). Quando sono sintomatiche, queste perforazioni rappresentano «sfide» chirurgiche che spesso scoraggiano i medici. La scelta terapeutica è tra le otturazioni settali (silicone) e la chirurgia. I bottoni settali costituiscono una tecnica interessante per la semplicità della loro applicazione, ma espongono a complicanze dominate dall’intolleranza mucosa o dall’estrusione. Si tratta di trattamenti di scelta nei soggetti fragili o che non desiderano interventi chirurgici più pesanti. La chirurgia convenzionale è resa delicata dallo stretto accesso delle fosse nasali e dalla tendenza spontanea alla retrazione dei lembi. Le tecniche chirurgiche sono numerose e la scelta del tipo di intervento chirurgico dipende della grandezza, dalla topografia della perforazione e dall’esperienza dell’operatore. Per le perforazioni inferiori a 1 cm2 le tecniche utilizzano la grandezza di lembi mucopericondrali e/o mucoperiostei. Per le perforazioni più importanti bisogna ricorrere a un lembo composito orale con un peduncolo gengivolabiale in due tempi. Così, tutte le perforazioni settali possono praticamente essere trattate chirurgicamente con i metodi descritti. I bottoni settali occludenti sono riservati solo ai casi in cui esiste una controindicazione chirurgica.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(09)70118-x
       
  • Chirurgia dell’orofaringe (buccofaringectomie)
    • Authors: Y. Mallet; J.-L. Lefebvre
      Pages: 1 - 10
      Abstract: Publication date: 2009
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 13, Issue 1
      Author(s): Y. Mallet, J.-L. Lefebvre
      In genere i tumori dell’orofaringe compaiono nei pazienti in cattive condizioni di salute e sono di solito diagnosticati tardivamente. Di conseguenza, le terapie intraprese sono pesanti, con un ruolo preponderante della chirurgia quando il paziente è operabile e il tumore è resecabile. Le buccofaringectomie sono ben codificate e non giustificherebbero da sole un ennesimo articolo. Per contro, le tecniche di ricostruzione hanno goduto di un notevole sviluppo. Il pensiero chirurgico che precede l’eventuale atto di ricostruzione si basa su un approccio metodico all’indicazione e alla scelta del lembo, cosa che sarà oggetto di questa trattazione. L’ambiente in cui si realizza l’atto chirurgico ha subito profondi cambiamenti. Questi gesti complessi sono inquadrati in una gestione sempre più accorta dello stato generale del paziente. Inoltre, essi si inseriscono in un piano di trattamento che associa la radioterapia spesso combinata con protocolli chemioterapici le cui modalità sono, anche in questo caso, fortemente evolute negli ultimi dieci anni. La buccofaringectomia e la sua ricostruzione sono essenziali nel bagaglio del chirurgo oncologo, offrendo al paziente le migliori possibilità di guarigione in condizioni accettabili

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(09)70119-1
       
  • Chirurgia ricostruttiva cervicofacciale con lembi liberi
    • Authors: A. Bozec; P. Mahdyoun; G. Poissonnet; O. Dassonville
      Pages: 1 - 20
      Abstract: Publication date: 2009
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 13, Issue 1
      Author(s): A. Bozec, P. Mahdyoun, G. Poissonnet, O. Dassonville
      I lembi liberi costituiscono oggi un apporto fondamentale e indispensabile nella chirurgia ricostruttiva cervicofacciale. Le loro principali indicazioni consistono nelle tecniche chirurgiche di exeresi neoplastica della testa e del collo, che comportano perdite di sostanza complesse e spesso estese. La padronanza delle differenti tecniche di prelievo dei lembi e l’esecuzione di microanastomosi vascolari richiedono una preparazione rigorosa. Il controllo postoperatorio, particolarmente mirato alla vitalità del lembo, rappresenta uno dei punti chiave del successo di questo approccio chirurgico. Il lembo fasciocutaneo antibrachiale a peduncolo radiale (lembo cinese) è il lembo libero attualmente più utilizzato per le riparazioni delle perdita di sostanza mucosa della cavità orofaringea e dell’ipofaringe. La riparazione ossea sottomandibolare fa appello principalmente al lembo del perone (fibula).

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(09)70120-8
       
  • Chirurgia del meato acustico interno
    • Authors: V. Darrouzet; V. Franco-Vidal; J.-P. Lavieille; D. Liguoro
      Pages: 1 - 15
      Abstract: Publication date: 2008
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 12, Issue 1
      Author(s): V. Darrouzet, V. Franco-Vidal, J.-P. Lavieille, D. Liguoro
      La chirurgia del meato acustico interno appartiene di pieno diritto alla specialità otorinolaringoiatrica (ORL). Le patologie che vi si sviluppano sono dominate dallo schwannoma vestibolare. Tuttavia, le patologie funzionali non sono escluse e la malattia di Menière è una delle principali indicazioni degli accessi a questo sito anatomico. Dopo aver valutato i prerequisiti necessari prima di impegnarsi in questa chirurgia, in particolare in termini di curva di risorse tecniche e di ambiente «paziente», descriveremo le vie di accesso dedicate al suo approccio, insistendo sulla via retrolabirintica allargata, ancora poco descritta in letteratura, e che è venuta ad arricchire il corredo terapeutico costituito fino ad allora dalla via della fossa media, dalla via translabirintica e dalla via retrosigmoidea. Essa offre, in effetti, i vantaggi di una via altamente modulabile, adatta al tempo stesso al trattamento delle patologie funzionali e tumorali del meato acustico interno e dell’angolo pontocerebellare. Dopo una descrizione di ognuna di queste vie saranno valutate le particolarità sollevate dalla neurotomia vestibolare o dalla chirurgia degli schwannomi vestibolari. Tratteremo a parte la strategia di exeresi degli schwannomi vestibolari, poiché essa differisce poco a seconda della via di accesso scelta.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(08)70121-4
       
  • Chirurgia della fossa infratemporale
    • Authors: S. Bailleul; P. Bordure; M. Gayet-Delacroix; C. Beauvillain de Montreuil
      Pages: 1 - 12
      Abstract: Publication date: 2008
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 12, Issue 1
      Author(s): S. Bailleul, P. Bordure, M. Gayet-Delacroix, C. Beauvillain de Montreuil
      Situata profondamente sotto la base cranica, la fossa infratemporale è un punto di incontro tra il volto anteriormente, la faringe all’interno e il piano medio della base del cranio in alto. Difficilmente esplorabile clinicamente, l’accesso alla fossa infratemporale è riservato all’exeresi dei tumori primitivi, delle estensioni tumorali di prossimità e di eventuali corpi estranei. L’invasione di questa regione ha un interesse prognostico e terapeutico fondamentale nella valutazione dell’estensione della patologia di prossimità. La TC e la risonanza magnetica permettono attualmente un’esplorazione completa di questa regione. Sono state sviluppate numerose vie di accesso chirurgiche a seconda della topografia e delle dimensioni delle lesioni da trattare. Più recentemente, lo sviluppo dell’endoscopia e della chirurgia assistita al computer consente una localizzazione molto precisa delle strutture nobili della fossa infratemporale e un controllo della qualità di exeresi tumorale. Queste tecniche devono anche permettere l’evoluzione verso vie di accesso meno invasive.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(08)70122-6
       
  • Timpanoplastiche
    • Authors: O. Deguine; M.-N. Calmels; C. Deguine
      Pages: 1 - 16
      Abstract: Publication date: 2008
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 12, Issue 1
      Author(s): O. Deguine, M.-N. Calmels, C. Deguine
      Il termine «timpanoplastica» definisce ogni forma di chirurgia il cui scopo è il trattamento dell’otite cronica; questa chirurgia riguarda la membrana timpanica e/o uno o diversi elementi dell’orecchio medio. Abbiamo limitato il soggetto alle tecniche chirurgiche dei postumi di otite cronica. Le tecniche chirurgiche del colesteatoma (tecnica chiusa, tecnica aperta, meatoplastica) e la strategia di gestione dell’otite cronica evolutiva sono state volontariamente escluse e meritano da sole un capitolo specifico.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1292-3036(08)70123-8
       
  • Chirurgia delle cavità posteriori dell’orecchio medio e
           atticotomie
    • Authors: N. Durand; F. Espitalier; O. Malard; P. Bordure
      Pages: 1 - 16
      Abstract: Publication date: 2011
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 15, Issue 1
      Author(s): N. Durand, F. Espitalier, O. Malard, P. Bordure
      La chirurgia delle cavità posteriori dell’orecchio medio ha vari obiettivi. Essa permette l’accesso diretto e il trattamento dei processi patologici situati a livello delle cavità posteriori ma anche delle altre regioni dell’orecchio medio, come l’attico e la cassa del timpano. Le indicazioni di questa chirurgia sono dominate dal trattamento dell’otite cronica, il più delle volte colesteatomatosa. Si distinguono due grandi tipi di tecnica in funzione della conservazione o del sacrificio del condotto uditivo esterno osseo: antroatticotomia o mastoatticotomia conservativa del condotto e svuotamento, che impone il sacrificio di una parte del condotto osseo. La tolleranza delle cavità di svuotamento è ormai molto migliorata dallo sviluppo delle tecniche di riempimento con biomateriali. La chirurgia delle cavità posteriori è utile anche per l’accesso otoneurochirurgico e all’orecchio interno o in caso di chirurgia implantologica. La realizzazione corretta di queste tecniche richiede una buona conoscenza dell’anatomia complessa di questa regione, nonché un accesso idoneo nelle parti molli.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1636-5577(11)70722-2
       
  • Chirurgia della ghiandola sottomandibolare a cielo aperto. Chirurgia della
           ghiandola sublinguale per via esterna
    • Authors: B. Delas; D. Dehesdin
      Pages: 1 - 8
      Abstract: Publication date: 2010
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 14, Issue 1
      Author(s): B. Delas, D. Dehesdin
      La patologia della ghiandola sottomandibolare e della ghiandola sublinguale è dominata dai fenomeni ostruttivi (sialolitiasi e stenosi salivari) e dai processi tumorali. Nel corso di fenomeni infettivi ghiandolari e duttali, all’opposto della gestione delle sialoadeniti parotidee, viene spesso proposta una scelta chirurgica conservativa o radicale. In effetti, i rischi nervosi ed estetici incontrati nel corso dell’exeresi di una ghiandola sottomandibolare sono giudicati ben minori rispetto a quelli ai quali espone una parotidectomia. Da quasi 15 anni ormai tecniche endoscopiche ed extracorporee hanno modificato gli algoritmi decisionali nella gestione delle ostruzioni duttali recidivanti o croniche. Il tasso di conservazione d’organo tende così ad aumentare in modo spettacolare nei centri esperti in queste nuove metodiche. Malgrado ciò, la tecnica di exeresi ghiandolare con cervicotomia e quella di apertura dei dotti salivari mediante via endorale conservano le loro indicazioni nei casi di insuccesso o di complicanze nel corso di queste ultime procedure. Una buona conoscenza della tecnica di sottomandibolectomia resta quindi fondamentale a dispetto dello sviluppo delle tecniche mini-invasive.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
      DOI: 10.1016/s1636-5577(10)70610-6
       
  • Vie d’accesso della faringe
    • Authors: Hammoudi
      Abstract: Publication date: October 2016
      Source:EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia ORL e Cervico-Facciale, Volume 20, Issue 1
      Author(s): S. Morinière, K. Hammoudi
      Le vie d’accesso della faringe vanno dalla semplice endoscopia a scopo diagnostico all’apertura ampia, che richiede la sezione delle strutture ossee, cartilaginee e muscolari per permettere l’exeresi di un tumore maligno nelle Linee Guida oncologiche. Lo sviluppo della chirurgia endoscopica in questi ultimi anni è stato notevole e molti interventi che venivano eseguiti per via esterna sono caduti in disuso a vantaggio di queste tecniche meno invasive. Tuttavia, qualsiasi chirurgia endoscopica deve poter essere convertita nella tecnica a cielo aperto e la chirurgia endoscopica resta, per il momento, limitata a dei tumori selezionati accessibili. È, quindi, molto importante conservare, nell’arsenale terapeutico del chirurgo maxillofacciale, le tecniche esterne transfacciali, transmandibolari o cervicali. L’obiettivo di questo articolo è, dunque, quello di spiegare i principi fondamentali delle vie d’accesso esterne della faringe e di descrivere le tecniche endoscopiche attuali in pieno sviluppo.

      PubDate: 2018-03-09T17:59:04Z
       
 
 
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